Se
conosci un malato vai a visitarlo, e non perdere tempo nell’ozio e nel vizio.
Impara
da tua madre a far le faccende di casa, perché più avanti nell’età ciò che
avrai imparato ti potrà servire.
Amico,
diletto del mio cuore, tu sei ogni momento nella mia mente, e sulle mie labbra
ogni giorno compare il tuo nome perché sei un benefattore, un fratello che ha
bisogno, una persona per la quale devo pregare, un figlio sperduto nel mondo,
un’anima bisognosa di conversione.
Sappi,
amico carissimo, che c’è una mietitura anche per lo spirito. Non dimenticarti
di raccogliere per quando ne hai bisogno. Anche lo spirito deve essere
alimentato. È molto importante conoscerti e curarti le ferite del peccato.
È
molto importante anche per conoscerci e per scambiarci tutti quegli aiuti
necessari per camminare e servire il Signore.
Siccome
Gesù dice che alla fine della vita saremo giudicati sulla carità, è
necessario operare carità su questa terra per non trovarci poi a mani vuote
all’incontro con Dio nell’eternità.
Se
vuoi puoi avere il tuo piccolo salvadanaio con i risparmi di ogni giorno.
Ecco
il soldino depositato perché il Missionario faccia un passo di più nella
foresta alla ricerca del bimbo smarrito, del mendicante, del fratello pieno di
piaghe, di chi non ha un tetto, una famiglia, di chi ancora non conosce
l’Amore perché non sa che c’è un Dio.
È
dovere di ciascuno di noi aiutare il Missionario per poter avere il perdono dei
nostri falli.
Quando
bevi un sorso d’acqua fresca pensa al Missionario che con i piedi scalzi va
alla ricerca di una sorgente che non trova, e forse deve abbeverarsi in una
pozzanghera.
Guardalo
quell’uomo. In lui vedi le sembianze di Cristo: Cristo abbandonato… Cristo
nel Getzemani… Cristo ai Tribunali… sulla via dolorosa, sulla croce dove
grida: «Ho
sete!»
(Gv 19,28).
Quanto
ha da soffrire il Missionario! Non sempre riesce ad avere una povera stuoia per
trascorrere le sue notti, ma il più delle volte dorme sotto la rugiada con la
mano stretta alla sua croce, quasi per ricevere la forza di continuare il suo
cammino tra le spine.
Non
sempre le sue scarpe sono buone…
Caro
amico, tu senti il caldo nella tua casa dove hai tutti i conforti.
Pensa
al Missionario che, sotto il sole cocente, forse anche senza cappello, sale e
scende tra i dirupi che
percorre con tanta fede, e arriva a quella capanna dove un poveretto sta morendo
per dargli l’olio degli infermi.
Se
noi ci sentiamo fratelli è anche
necessario che dobbiamo condividere pene e dolori come figli dello stesso Padre,
perché anch’essi hanno diritto di sedere alla nostra mensa.
Chi
ha di più, dia a chi ha di meno.
Quando dormi pensa a chi non ha un giaciglio per dormire, quando mangi pensa a chi non ha un pane da mangiare. Così potrai liberarti dall’ingordigia e unirti ai fratelli di tutto il mondo, anche a quelli che si trovano a combattere nelle guerre, a chi è in carcere innocente, a quei malati incurabili, ai soli abbandonati e anche alle Anime del Purgatorio che stanno scontando le pene dei loro peccati.
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