IL MISTERO DELLA VITA  

 

Lo spirito immortale spiega il mistero della vita.

Se io vivo è perché in me c’è uno spirito che alimenta il mio corpo, lo sostiene, lo nobilita, lo vivifica, lo santifica.

Se ragiono è perché c’è uno spirito dentro di me; se sono uomo libero è perché, attraverso questo spirito, so discernere il bene dal male, quello che voglio e che non voglio fare.

Anche l’uomo è un animale, però diverso dagli altri animali, proprio perché oltre al corpo, è composto di uno spirito ragionevole per mezzo del quale lui si valorizza, prende un aspetto diverso dal semplice animale.

La persona assume, perciò, una personalità, per mezzo della quale compie opere buone o opere cattive. Con l’aiuto di Dio, se questo spirito non è morto alla grazia per mezzo del peccato, diventa quasi un creatore di tutto ciò che fa: una pittura, una scultura, una costruzione, una procreazione, un’esposizione e tutto quanto la persona umana compie, attua.

Tutto ciò che fa nel bene è opera di Dio che si serve dello strumento umano per manifestarsi agli uomini.

Se io osservo la Sua legge posso raggiungere la perfezione nelle mie opere di bene. Trascorrerò, allora, la mia vita nel gaudio della presenza divina in me. Dio, Essere perfettissimo, trasforma le umane creature a Lui legate nel Corpo Mistico che è la Chiesa.

«Ma perché - si domandano in molti - il Signore lo rappresentano come un Dio buono e poi, all’improvviso, ti falcia dalla terra, ti porta via il padre, un figlio?». «Perché Dio, dopo che l’uomo ha lavorato vari anni, è vissuto a formar la sua famiglia, ad acquistare quanto gli serve per il ben vivere, lo toglie dal mondo?». Perché è maturo per l’eternità.

Dio è sempre la pianta. Le creature sono il frutto del Suo Amore, e se una mela, quando è matura, non si toglie, cade per terra e marcisce. Lui ben sa che, se quell’uomo non morisse in quell’ora, incontrerebbe degli ostacoli, forse andrebbe contro la Sua legge, e non esisterebbe più in vita perché lo spirito vive solo quando è pulito, non è coperto dal peccato mortale.

Non è questa terra il nostro rifugio eterno, la nostra stabile dimora, ma è la Patria dei Santi, dove Cristo siede accanto al Padre ed allo Spirito Santo, e a tutti coloro che ci hanno preceduti in grazia, dopo d’essersi purificati dalle scorie del peccato.

Ma che cos’è questa purificazione di cui tanti parlano?

Dio, essendo Purità infinita non può avere accanto a sé, dopo la morte del corpo, uno spirito che è sporco per il peccato, e perché questo goda della presenza di Dio, è necessaria una purificazione che lui stesso sceglierà per legge di dovere e di giustizia, al momento della sua morte, mentre a quello che lascerà il corpo e si troverà coperto dal peccato grave sarà negata, per giustizia divina, l’unione eterna con l’Amore eterno, il Dio eterno.

«Ma perché questo povero corpo - alcuni si domandano - dopo avere tanto lavorato deve staccarsi dallo spirito e marcire?». Proprio perché il corpo animale non vale nulla per se stesso, se non per aiutare lo spirito a santificarsi quand’esso è ancora sulla terra.

Ecco l’importanza dell’uomo: non essere un semplice animale composto solo di carne, della quale la passione di certe persone è ghiotta. L’uomo è composto di una parte soprannaturale per mezzo della quale può conoscere, amare, servire Dio e operare il bene.

È necessario dimenticare il corpo e preoccuparsi di conservare in grazia lo spirito per il quale vivremo eternamente felici. I Santi dimenticavano anche le cose più importanti che si usano per ben vivere sulla terra, strapazzando addirittura le loro carni fino a farle sanguinare per meglio immedesimarsi in Cristo Appassionato. Egli ha preferito consumare Se stesso piuttosto che continuar a vivere sulla terra, dando buon esempio di vita, e godendo dell’amicizia dei buoni, pur convertendo i deboli e i peccatori.

Cosa deve fare, allora, l’uomo per vivere in pace sulla terra?

Credere in Dio, accettare tutto quanto Lui presenta ogni giorno senza contestarlo, senza brontolare per una malattia, una difficoltà, ma offrendo tutto a Lui in sconto dei propri peccati, ricordandosi che quello che conta non è il corpo, ma è lo spirito che deve preparasi un’eternità felice.

Avviciniamoci, perciò, al Sacramento della Confessione, detestiamo le nostre colpe, e nutriamoci del Corpo e del Sangue del Redentore, in modo che, a Lui uniti, questo cammino terreno abbiamo a sentirlo meno pesante, perché quando il campanello d’allarme suona, bisogna scendere dal treno alla stazione dove Dio ci chiama, lasciando qui, sulla terra, tutte quelle cose buone o cattive che abbiamo radunato. Che cosa varrebbe guadagnare tutto il mondo per perdere l’anima?

Tanti auguri di pace e serenità.  

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