LA TRISTEZZA DEL PECCATO NON DEVE FAR PARTE DELLA TUA VITA
Il tempo cammina. Siamo nel mese dei morti: Novembre, il mese in cui sembra che tutta la natura sia in agonia. La campagna è brulla, aride cadono le foglie in terra, la brina compare nelle prime ore del mattino, la nebbia rende difficoltoso il traffico sulle autostrade, la gente sta volentieri chiusa in casa perché cominciano i primi freddi invernali. Il sole non emana più il calore solito: sembra sia ammalato. Lo splendore primaverile e il dolce calore dell'estate sono ormai passati.
Tutto passa… anche tu, come coloro che ora sono morti: i tuoi progenitori, fratelli, amici, conoscenti.
Ripensando a qualche anno addietro, riscopri il volto di tante persone che ora non camminano più sulla terra, ma che esistono in un luogo di pace o di tormento eterno.
I nostri cari morti vivono nell'attesa di un "requiem æternam", di una Santa Messa, di una S. Comunione, di qualche offerta in favore di chi ha bisogno, in suffragio dei loro peccati.
Anche noi abbiamo peccato, e un giorno qualcuno sulla terra farà sacrifici per espiarci le pene del Purgatorio.
Il Purgatorio esiste come luogo di giustizia divina. La purezza incontaminata di Dio non può unire a Sé la bruttura della colpa. È necessario perciò che ogni uomo venga purificato nel fuoco come il ferro. Questa purificazione comincia su questa terra, attraverso le prove che l'uomo saprà accettare fedelmente ogni giorno senza lamentarsi, in penitenza delle sue debolezze.
Il Purgatorio con ciò sarà abbreviato, per l'amore di quel Dio che tiene conto di ogni briciola di sacrificio a Lui offerto.
Amico carissimo, questo mese sia anche per te un mese di ripensamento sulla tua vita passata, un mese di promesse nuove per l'anno che viene.
Presto è Natale.
In ogni chiesa e nelle case cristiane si ricorda la povertà di un Dio fatto Uomo per insegnare agli uomini la retta via del cielo.
Non dimenticare perciò che nel mondo tanti fratelli hanno fame e lamentano molte necessità.
Cerca di imitare Gesù soccorrendoli secondo le tue possibilità, fosse anche nel rinunciare al secondo paio di scarpe per comperarle a chi non le ha mai avute. Dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, visitare gli infermi, sono opere di un uomo dabbene.
Dice il Signore: "Ogni volta che avrete fatto queste cose a uno solo di questi Miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a Me" (Mt 25,40).
Tratto dal libro "Meditazioni settimanali per ogni mese dell'anno" di Madre Provvidenza
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