ANCHE UNA POESIA PUO' SALVARE UNA VITA

 Grazie a questa poesia due bellissime bambine hanno potuto vedere la luce, assaporare l'aria che respiriamo, contemplare il volto della loro mamma, sorridere ai fiori variopinti, agli uccelli che cinguettano, a tutte le bellezze che ci circondano!

L'autore di questa poesia e di tante altre che riportiamo qui di seguito si chiama LUIGI TARTAGLIONE , un insegnante del IV Circolo Didattico di San Severo -FG, deceduto circa dieci anni fa. 

I temi delle poesie sono diversi. Oltre quello della Scuola, alla quale il Tartaglione ha dedicato i migliori anni della sua vita, essi riguardano aspetti della vita, colti con calda espressività sia nella dolcezza che nell'asprezza di essa. 

Grazie al suo amico Dr. MARIO GUERRIERI, medico  chirurgo e pediatra ormai ottantenne, si è potuto raccogliere e diffondere tale raccolta di poesie. E grazie alla disponibilità del caro dottore si è contribuito a salvare tanti bambini, altrimenti destinati a mai nascere, come queste graziose sorelline gemelle - SILVIA E ANTONELLA

L'amico MARIO ne ha recuperato di vite, ormai adulte che spesso si recano nel suo vecchio studio a ringraziarlo. Questi Angeli del Paradiso sono ora anche Angeli della terra, testimoni silenziosi di un gesto di amore che illumina il buio della furia omicida dei nostri tempi.

 

RACCOLTA DI POESIE

  1. L'ALTRO IO 

  2. L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA

  3. MATTINO 

  4. NOTTE 

  5. CARNEVALE

  6. IL RISVEGLIO 

  7. IL SIMBOLO DELL'AMORE

  8. ATTESA

  9. MAMMA

  10. QUESTA MIA VITA

  11. SEI COSI', DIO?

  12. L'ETERNITA'

  13. VENERDI' SANTO

  14. LE PALME: OSANNA ALLA CROCE

  15. PASQUA

  16. ESTASI

  17. LA PARTITA A SCOPA

  18. NATALE

  19. SPERANZA

********

L'ALTRO IO 

Ogni giorno, là in fondo,

nell'aula c'è un bambino

nel suo banco rannicchiato, 

scalzo, col pantaloncino

stinto e rattoppato.

Sorride e mi sta a guardare,

sorride e mi sta a ricordare

i lunghi giorni senza mangiare, 

le notti di freddo a tremare.

In lui tutti i bambini ravviso, 

stessi occhi, stesso sorriso, 

che m'aiutano ad amare

che m'aiutano ad insegnare.

Nel fisico

sono scresciuto, sviluppato, 

ma nel cuore

bambino sono restato.

La scuola questo miracolo 

sa fare: 

nel cuore, bambino coi bambini, 

ti fa restare,

per comprenderli ed amare.

 

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L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA

La voliera s'è aperta

e tutti sono scappati

all'aria aperta

come felici uccellini

i cento e cento bambini.

Hanno ciarlato, gridato, 

chiamato;

la pagellina hanno mostrato

contenti

del premio conquistato.

Così l'ultimo giorno

è arrivato.

Ha il bavaglio, la campanella; 

a lungo tacerà; 

il gessetto sulla lavagna

più non striderà.

Scuola, 

resterai silenziosa, raccolta;

chiuderai finestre e porta, 

non sentirai sillabare, 

balbettare, recitare; 

né il chiassoso ingresso

e l'odor di gesso.

Andranno, i bambini,

al monte, al mare,

a ridere e a scherzare

e tu, silenziosa,

starai ad ascoltare

i loro abbronzati visi,

gli accattivanti sorrisi,

gli occhi stellanti,

le voci festanti.

Ora, anche tu riposerai

con i tuoi banchi allineati

finalmente

composti e ordinati.

Però, non c'è

un po' di nostalgia

nel tuo silenzio,

scuola mia?

C'è pure un'eco di pianto,

un velo d'amarezza,

che si perde nell'azzurro

come l'ala di una carezza,

per quelli che lasciano

quì,

la loro innocente fanciullezza.

 

 

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 MATTINO

Quando l'aurora

il ciel tinge di rosa

e le stelle vanno a dormire,

il balcone di casa mia,

di mattoni, sogni e fantasia,

e saluto il nuovo mattino.

I gerani con la bocca

di cinabro

sorridono alle rose

profumate e rugiadose.

Le variopinte petunie

offrono il calice al sole

con le umili viole.

Il passero gonfia le piume,

il buio della notte

di dosso si scuote

e nell'azzurro vola

con le sue liete note.

Le rondini, nel sole,

col lor saettare,

messaggi d'amore

vanno a intrecciare.

Nastri di strade

vita riprendono,

ciuffi di verde e fiori

dai balconi risplendono.

L'aria si riempie

di voci e rumori;

riprende la città

i suoi colori.

Si riempie di gioia l'animo,

nel dolce mattino.

Bella è la vita

pur se amarezze conduce,

ma se nel cuor

una speranza ti canta,

tutto si veste di luce.

 

 

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NOTTE

 

Notte!

Un nero ramo

dondola piano.

Il giardino

non ha più colori.

Voci si perdono

lontano........

Una stella occhieggia

tra le nuvole........

   Silenzio.........

Fantasmi di ricordi

battono ai vetri

con dita invisibili.......

   Non entrate!..........

Lasciate

che l'anima

s'accheti

in questa pace........

 

 

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CARNEVALE

 

Preciso e puntuale

è arrivato il Carnevale.

Ecco l'arguto Arlecchino,

il malizioso Meneghino,

con un abito da regina

la bella Colombina.

C'è l'astuto Pulcinella

in barruffa con Brighella;

il dotto Balanzone

se la prende con Pantalone.

e come se la spassa

il Capitan Fracassa!

Vispa e paffutella

la graziosa Pacchianella.

C'è la dama, il paggetto,

il simpatico coniglietto;

con la bacchetta e la stellina

ecco arriva la Fatina.

Ci son proprio tutti quanti?

E allora

via con le stelle filanti,

i coriandoli, i sorrisi,

le trombette, gli schiamazzi,

con girotondi pazzi.

Viva, viva le mascherine

allegre e biricchine

che cacciano la malinconia

e portano allegria.

La vita è come una minestra senza sale,

se non c'è un po' di Carnevale.

 

 

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IL RISVEGLIO

Era ancora trapunto 

di stelle il cielo

quando il gallo,

con fervoroso zelo,

lanciò il suo acuto canto.

Il bimbo, nel suo lettino,

dormiva on l'angelo

vicino.

Il sole entrò

dalle socchiuse tapparelle

e in ogni angolo

si mise a frugare.

Il bimbo continuava

placidamente a sognare.

I passeri allegri cinguettavano; 

le rondini felici

per il ciel gridavano.

Giungeva 

da un aperto balcone

la voce di una ragazza

che spolverava e cantava, 

e il bimbo dormiva

e sognava...sognava.

La strada si riempì

di voci e di rumori; 

un camion passò

forte rombando,

ma non svegliò il bimbo

che stava sognando.

Entrò nella stanza

la mamma, silenziosamente; 

con dolcezza guardò

il suo piccino dormire

placidamente:

- Amore!

lo chiamò sommessamente

e come piuma 

sulla fronte lo baciò

lievemente.

- Mamma!

il bimbo sussurrò...

aprì gli occhi

e sorridente l'abbracciò.

La stanza si riempì di sole

e di tenere parole.

 

 

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IL SIMBOLO DELL'AMORE

Dietro i ferri del recinto

del mio giardino, 

stava a guardare 

un grazioso bambino.

Mi vide, le mani tese:

- Un fiore, mi chiese,

un fiore, me lo dai?

- Bimbo, che te ne fai?

- Alla mia mamma lo voglio portare,

alla mamma lo voglio regalare.

Me lo chiese con un sorriso

che gli illuminava 

il rosso viso.

Colsi quel fiore ancora

di rugiada bagnato;

lo prese e mi pagò

con un "grazie" garbato.

Corse un poco, si fermò

e, ancor ridendo, salutò.

Correva col fiore alzato, 

come trofeo conquistato

a portare 

quel pegno d'amore

alla luce del suo cuore.

Così

in quel chiaro mattino

quel bimbo, quel sorriso, 

quel fiore

erano il simbolo dell'amore.

 

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ATTESA

Un mucchietto d'ossa

infagottate

che il sole sembra trapassare

ma non riscaldare;

capelli bianchi, lisci, 

tirati

sulla nuca da un unto

laccio nero legati;

le sottili mani sul grembo 

abbandonate,

come uccelli smarriti, 

con le affioranti 

vene, lente pulsanti,

sta una vecchina seduta

al sole,

piccola, esile, sparuta.

Il suo corpo

non ha più ombra;

perchè anche l'ombra 

è voce.

Guarda con immutato

stupido riso, 

ogni persona che passa,

in viso. 

Sugge la terra lenta

la tua vita

ormai stanca e assopita;

non hai più fretta di vivere 

i tuoi giorni interi, 

perchè il tuo domani 

è già ieri.

Ritarda, come gioco, la morte,

nella sua veste tetra,

il trionfo 

del suo silenzio di pietra.

E' d'autunno

quest'ultimo sole

che i tuoi stanchi occhi

fan lacrimare,

o i persi sogni

d'una spenta gioventù

stanno a ricordare?

Folla di ricordi

che nella mente si frangono

come cristalli.

nell'aria incantata e sottile

giunge

il singhiozzo di un campanile.

Domani, forse,

l'alba non avrà più luce.

 

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MAMMA

Un giorno il Signore

gli angeli ha chiamato:

"Voglio un nome dolce, 

bello, armonioso

che parli al cuore

e sia tanto delizioso, 

per la donna

che aspetta un bambino".

Gli angeli hanno pensato

e il nome hanno creato:

"Mamma!"

Piacque al Signore

e lo benedì con amore.

Così

prese dai fiori 

i profumati odori, 

dal mare tutti i tesori, 

dall'arcobaleno 

i sereni colori, 

dal leone il coraggio,

dal sole

il più caldo raggio;

dai cerbiatti 

la tenera dolcezza, 

dal vento 

la lieve carezza,

e dal suo paradiso

il più dolce sorriso.

Poi, con tanto amore,

come eterna fiamma, 

li mise nel cuore

della mamma,

che dal quel giorno

ha sempre custodito

questo dono divino

per far serena,

lieta e sicura

la vita della sua creatura.

Così il dolce nome 

è nato,

dagli angeli creato: 

Mamma!

 

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QUESTA MIA VITA

Questa mia vita

inginocchiata

sotto aculei di stelle

e nel raggelante silenzio...

fuggono gli anni

carichi di eventi.

nel buio

scivolano i miei sogni

per rivestirsi di luce

incontro a te.

Tendo la mano

per fermare l'attimo...

ma il vuoto è 

più freddo ancora

senza di te.

 

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SEI COSI', DIO?

Dunque, sei così, Dio?

A Te non voglio guardare

e nella bellezza dei fiori

Ti vieni a mostrare.

Di Te non voglio sentir parole

e Ti riveli nelle stelle

e nel sole.

Nego di essere Tua creatura

e Ti mostri nella perfezione

della natura.

Non voglio sentire la Tua voce

e il Tuo Figlio 

mi mostri in croce.

Voglio negare la Tua potenza

e mi mostri la Tua clemenza.

Cerco di fuggirTi

e di negarTi

e sempre d'amore mi vieni a parlare.

Mi fai sentire inerme 

e mi fai tremare 

quando negli occhi chiari

di una piccola donna

mi fai specchiare.

Sei così, Dio?

Il bene è tutto ciò 

che da Te ci è dato, 

il male, dunque, è solo 

nell'uso sbagliato?

 

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L'ETERNITA'

Quando l'inerte corpo

lascerà,

con doloroso distacco,

l'anima piangente

per la perduta vita

e l'abbandono

del pur tormentoso mondo,

sola, confusa, samrrita

sarà,

nell'infinito

senza tempo scandito,

né come e dove muoversi

saprà.

Allora

pietosi la condurranno

angeli bambini

nei celesti giardini

dove mamme in attesa,

pazienti,

ancora una volta

a muovere lenti

i primi passi nell'eternità

la guideranno.

Insieme, poi,

su azzurre scale, 

saliranno

e all'immenso, splendente

trono chiederenno

con umile amore

clemenza

al mite Signore.

 

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VENERDI' SANTO

La piazza è stipata 

di gente: non c'è rumore.

Parla sottovoce...

c'è la Croce.

C'è il Cristo alla colonna;

s'aspetta la Madonna.

ecco i neri incappucciati, 

nell'altra fila, i frati.

La folla ondeggia:

arriva la Madonna.

Sotto una pioggerella fitta

ecco la Trafitta,

il dolce viso in pianto.

S'alza mesto un canto.

Tutti han lacrime agli occhi

tutti dal dolor son tocchi,

il Cristo è legato

ferito e flagellato.

Corre la Mamma 

incontro al Figlio:

s'erge tra lor la Croce.

In pianto si spezza la voce.

La tragedia del Golgota

da secoli è immutata, 

da secoli la mestizia 

degli uomini è restata.

Dietro la Croce 

dietro al figlio 

va la Madonna

piangendo il Suo Giglio.

 

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LE PALME: OSANNA ALLA CROCE

Le palme 

agitava la folla festosa;

le strade 

erano piene di gente

gioiosa.

Gridava con calore:

- Benedetto Colui che viene 

nel nome del Signore! - 

il Cristo sorrideva

e benediceva,

già la Croce sul Golgota

vedeva.

Ognuno sulla polvere

stendeva il suo mantello

e Gesù vi passava

sul mite asinello.

Gridando gioiosamente:

- Osanna 

nel più alto di cieli! -

Gesù vedeva squarciarsi

del Tempio i veli.

Gli offrivano rametti

d'ulivo, 

sorridenti le bambine, 

e Gesù sentiva

le punte delle spine. 

Sia sempre lode a Te, 

Signore, Esclamavano.

Gesù sentiva la voce

di Pilato

e la turba che lo voleva

sulla Croce inchiodato.

Evviva!

Gridavano liete voci.

Gesù sul Golgota

vedeva tre croci.

Gloria a Te:

Tu ci hai amato e beneficato!

Ed egli sentiva la lancia

nel Suo costato.

Le donne lo acclamavano 

lungo la via;

Gesù sentiva 

il pianto di Maria

sulla Sua agonia.

 

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PASQUA

Corse per la verde piana

il festoso suono della campana.

- Sveglia - disse al giacinto,

- il Cristo la morte ha vinto. -

Sfiorò l'ala dell'uccello;

- Alleluja! E' vuoto l'avello. -

Scosse le fresie e le viole:

- Il Cristo è nella gloria del sol. -

Gridò al pesco fiorito:

- Il lungo buio è finito! -

Accarezzò del bimbo 

il gioioso viso:

- E' festa in terra

e in Paradiso! -

Al pastore che pasceva l'agnella

portò la lieta novella.

Bussò a tutte le porte,

a tutte le genti gridò forte:

- E' Pasqua!

alla vostra mensa

siederà ilSignore;

spezzate col Povero

il pane dell'amore;

bevete nello stesso calice

il grande dono 

del divino perdono.

 

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ESTASI

Del latteo suo candore 

il creato la luna inondava.

Tutto in quel chiarore

si trasformava.

Mosse 

dal lieve vento profumato

degli alberi le inargentate 

cime, come arpe toccate,

note di dolce melodia

cantavano nell'anima mia.

Il palpito delle stelle

avvertivo,

il respiro della natura

sentivo.

Le campanule vibrate dal vento

suonavano un invisibile concerto.

La vita dl prato 

s'era fermata,

in ascolto, incantata.

Sussurri e misteriose voci

intorno strisciavano

e d'arcano parlavano.

Tutto palpitava d'amore, 

all'unisono col cuore.

Il dolce pianto dell'assiolo, 

il battito invisibile d'un volo, 

dei grilli 

l'accenno di un canto, 

in quella quiete

creavano l'incanto.

Assorto, così, l'animo mio

in estasi era

nell'immensità di Dio.

 

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LA PARTITA A SCOPA

Buongiorno, Signore!

Passavo per questa via

ed ho pensato di farti 

compagnia.

Sei sempre tanto solo!

La gente ha altro da fare

che a te pensare:

deve imbrogliare, ammazzare,

ingannare, frodare, rubare,

calunniare. Ti viene a visitare

quando ha qualcosa da domandare.

Vedi? Non c'è nessuno, 

nemmeno il sacrestano.

- Che dici? Cosa ho in mano?

Ah!, ecco un mazzo di carte

e, scherzi a parte, 

ti va di giocare?

Una partita a scopa

la vogliamo fare?

- Si? bene!

Ma ti devi schiodare.

Mettiamoci qui, riparati.

Do io le carte; 

tu hai le mani forate.

Qual'è la posta?

- Se vinco io ti devo amare?

Va bene! Se vinci tu 

i peccati mi devi perdonare?

Io ci sto. Ecco le carte:

tre a te, tre a me...

Settebello... è mio!

Scopa! Attento, Figlio di Dio.

Perchè ridi? Ti diverti? Sei contento?

Ah, questo non lo dovevi fare!

Il sette non lo dovevi gettare:

un'altra scopa.

Ma, allora, non sai giocare!

Per caso, non stai a barare?

Le mie carte stai a guardare?

dunque, vediamo:

primiera, settebello, scopi e ora:

ho vinto!

Ridi? Dici che per perdonare 

non c'è bisogno di barare? 

Basta chiederlo col cuore?

Va bene! Con lo stesso cuore 

ti darò tutto il mio amore.

Attento! Sento rumor di passi:

Svelto, sali sulla croce, 

ti parlerò sottovoce.

- Ci vediamo ancora?

Va bene alla stessa ora?

- Devo cercare di non imbrogliare?

Signore, ti pare che io lo possa fare?

Che simpaticone quel Gesù, 

perde una partita per un po' 

d'amore e nulla più.     

 

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NATALE

Sogno

nenie di zampognari:

lievi palpitar d'ali

d'Angeli, 

che nella mistica sera

evocano ricordi cari...

Un ceppo d'ulivo che arde, 

per riscaldare il cuore, 

dentro il fumigante camino

in onore del Bambino.

Strade di neve imbiancate,

voci sussurrate, 

passi soffocati.

Pensieri incantati. 

Nella fredda aria sottile 

dagli spigoli di vetro, 

il campanile 

che chiama alla novena.

E la sera

la voce che racconta ancora:

...E il vitello d'oro 

nella valle 

tra gli sterpi, si sbriciolò

e il falso dio 

nella polvere rotolò

per la luce 

che, da Betlemme, 

folgore divina, lo percosse

per rifondare sui vecchi 

plinti della falsità

il nuovo tempio dell'Amore

e della Bontà...

Ricordi che masticano

l'amaro del tempo 

e alla bocca sanno di fiele, 

che sognano ancora 

il calore 

d'una povera mensa

ricca d'amore...

Tenerezze smarrite.

Nostalgia mi assale

d'un perduto Natale.

 

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SPERANZA

A Natale

nel camino sempre 

un ceppo ardeva

dove, per devozione,

si bruciava 

un po' del cibo

che si mangiava.

Intorno tutti lieti si sedeva

si novellava e si rideva.

Da anni ormai è spento

e più ridere non sento.

Questa sera di vigilia, 

solo, 

sono seduto ad esso accanto:

ho stretta la gola dal pianto.

Poi, come nella favola, 

tanti fiammiferi ho consumato

per vedere una tavola preparata;

il miracolo non s'è avverato

e nostalgia m'è restata.

Ma su un foglio 

ho scritto, grande, una parola

e ho acceso una candela

che potesse illuminarla

nella mia fredda stanza, 

ho scritto."SPERANZA!"

 

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