SIATE PURI COME

COLOMBE

 

 

Da quando il mondo è stato creato, molte generazioni passarono su questa terra. Passerà anche questa. Ne verranno altre.

Qui è un luogo di passaggio, eppure l’uomo è così attaccato alla terra da preoccuparsi per la salute del corpo e dimenticare quella dell’anima, per la quale noi siamo stati creati, redenti, fortificati dai Santi Sacramenti, indirizzati sulla via del bene, ammaestrati dalle parole del Maestro Divino, perché conoscessimo Dio e capissimo l’importanza di vivere bene.

Eppure molti si lamentano, si sentono tristi, scoraggiati dalla vita. Vorrebbero sempre e solo quello che

piace, ma non sanno che la pace del cuore è la ricchezza più grande, perché comporta la serenità di spirito.

Il datore di questa pace è solo Dio. Egli la dona gratuitamente al cuore umile che Lo cerca attraverso la preghiera e che Lo vive attraverso l’obbedienza ai Suoi Comandamenti.

Dobbiamo essere testimoni della verità senza arrossire, disposti anche al quotidiano martirio che non è altro che quello di portare volentieri la propria croce così come Cristo l’ha portata al nostro posto. Lui volentieri l’ha adagiata sulle nostre spalle per volontà del Padre perché l’avessimo come amica nel cammino quotidiano di questa vita, che è il gioioso calvario del paradiso terrestre.

Non si può giungere alle porte del Cielo se non con la croce sulle spalle, portata dignitosamente, nascosta dal sorriso di un cuore in grazia, con l’amore di un figlio della luce.

La croce è strumento di salvezza, è l’arma contro il nemico, è pegno di gloria futura e di pace terrena.

Fratello, esulta nel Signore, che ti ha dato il privilegio di patire con Lui.

Quanto sarebbe brutta questa vita se non vi fosse la compagnia della croce.

Il cuore che soffre canta le ebbrezze della quotidiana consolazione, come la candela che si dilata e lascia cadere le sue gocce calde sulla terra fredda.

Ogni giorno si muore un poco, fino a quando si lascerà questo esilio terreno e per mezzo della croce entreremo nella patria celeste, come hanno fatto i nostri progenitori, e come ogni giorno fanno giovani, fanciulli, genitori, nonni.

La pianta che muore deve lasciare sulla terra il seme del suo lavoro, che è il frutto di una battaglia vinta contro i vizi capitali, seminati nel povero corpo mortale che tanto ami e curi come se fosse il dio eterno, senza il quale tu non potresti vivere. Ma vivrai, e vivrai nella felicità eterna quando questo corpo mortale si consumerà nella terra per lasciar posto ad altre vite che anch’esse dovranno fare il loro passaggio.

Cristo, Uomo-Dio, ebbe anche Lui la Sua generazione. Venne ed abitò tra noi e la Sua gente non Lo riconobbe. Lui che era già luce, che non aveva bisogno di conversione e di redenzione, venne tra noi come maestro di umiltà, con la croce sulle spalle, per insegnarci a portarla con amore. L’amò talmente da morire inchiodato su di essa.

 

Carissimo, ti auguro che il Natale sia ricco di speranze nuove e di propositi santi.

 

Prega molto il Bimbo Gesù che ti insegni la vita di povertà, di castità e di obbedienza alla legge di Dio, ai doveri del tuo stato come fece Lui nelle mani di Maria SS.ma Sua Madre, e di Giuseppe Suo padre putativo.

Gesù è nato, Gesù torna a nascere; Gesù vuol camminare con noi, insieme a noi, fino ad insegnarci a vivere secondo il Padre Celeste con l’aiuto dello Spirito Santo. È nato, è morto ma è risorto: questo fa parte della potenza divina.

Ciascun uomo nella sua vita ha avuto il giorno della sua nascita, ha e continua ad avere il giorno della sua morte, ma avrà anche quello dell’eterna Risurrezione.

Ogni giorno bisogna rinascere nella vita dello spirito, distaccarsi da tutto ciò che è umano, morendo alla propria volontà per accogliere quella di Dio. Avviene così la risurrezione a vita migliore.

Moriremo poi un giorno per lasciare definitivamente queste povere membra mortali, che sono il nostro quotidiano peso, per poter finalmente realizzare il fine della nostra creazione: la felice eternità.

Ripeti spesso: «Non posso volere ciò che non vuole Dio; non posso voler fare ciò che non piace a Dio. Confesserò le mie colpe per nascere come Gesù, bambino come Lui, per camminare insieme in mezzo a un mondo purtroppo un po’ squilibrato, e con Lui ricominciar a gustare le gioie dei bimbi: i fiori, i colori, il cielo, il mare, tutto ciò che di bello Dio ha fatto».

Oggi le persone si buttano spesso nell’iniquità, e vanno alla ricerca di ciò che è nuovo e che chiamano conquista, mentre è perdita eterna.

Gesù ha dato tutto il Suo Sangue per lavare la nostra sporcizia e noi in cambio dobbiamo darGli tutte le nostre forze per ricreare il nostro spirito e confortare il Suo Cuore adorabile.

L’inverno è ormai inoltrato e la neve è abbondante. Donne e uomini imbacuccati si spingono per salire per primi sull’autobus; bambini con lo scivolo fanno le gare per vedere chi arriva per primo in fondo; sciatori si divertono sui pendii delle montagne; gambe e braccia rotte sulle ambulanze verso l’ospedale; nasini sui vetri per osservare il candore che scende dal cielo quasi per dire alla terra: «Guarda quanto è bella la purezza della vita».

La neve infatti rende il cuore dell’uomo più contento. Quando nevica la famiglia si riunisce al fuoco a far le caldarroste, i genitori raccontano le fiabe ai loro bambini e l’intimità coniugale diventa più affettuosa.

Tutto merito della natura mossa dall’amore di Dio che vuol lavare le sozzure della terra con la manna che sembra sprigionar dalle Sue mani, quasi per accarezzar il volto dell’uomo tranquillo, e rinfrescare il cuore dell’ardito, dell’acido, dell’indolente.

Guardiamo un paesaggio sotto la neve: che incantevole spettacolo!

È vero quello che dicono i Santi: l’uomo di Dio comincia e sperimenta la felicità sulla terra per poi continuarla in Cielo.

L’uomo in grazia per nulla si turba né si inquieta: sia ogni bene come ogni dolore lo allieta perché lo attribuisce al pensiero dell’Amore, quell’Amore che s’incarna nelle Sue più svariate manifestazioni, nell’uomo che è pronto ad accoglierlo nell’umiltà della sua vita nascosta, piena, universale.

La neve è un dono di Dio prezioso per il ravvedimento dell’uomo. Guarda, pensa e decidi.

Caro amico, buon anno, buona vita nuova, ricca di grazia e di consolazioni.

Ripeti: «A Te cantiamo, o Signore, cantiamo con tutto il cuore la lode e il mattutino, il vespro e la compieta, che allieta la sera di ogni mattino, dolce Creatore Divino».

 

Madre Provvidenza   (dal libro: Meditazioni settimanali secondo i mesi dell'anno)

 

 

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