Ricordando Don Aldo Prato

“ NON VI LASCERÒ ORFANI, SARÒ SEMPRE CON VOI”


è una parte del testamento spirituale di Don Aldo, lasciatoci pochi mesi prima della sua morte, così prematura e inattesa;

parole, tantissime volte ricorrenti nella mia mente, nella mia memoria, che mi hanno dato sostegno e forza nei momenti difficili e non, durante questi lunghi 10 anni.

Mi ha sempre sostenuto sapere che ci sarebbe stato lui a guidarmi, a continuare a guidarmi nelle mie scelte più impegnative, come quella di seguire Gesù nella vocazione religiosa-missionaria. Ricordo che quando decisi di consacrarmi a Dio, circa un anno dopo la sua morte, seguendo una spiritualità forte e stupenda, per me congeniale con quanto avevo appreso prima, ritenni salutare e naturale consegnare nelle mani del mio nuovo direttore spirituale della nuova comunità, come mie credenziali, tutto quanto sapevo di Don Aldo e avevo appreso da lui, come per dire:

“Ecco, questi è stata la guida dell’anima mia, il conoscitore delle mie più recondite aspirazioni, il promotore del Divino in me. Voglio continuare su questa linea.”


A distanza di anni posso dire che la sua presenza nell’anima mia come guida, è sempre costante e corroborante. La natura poi e la fisionomia della spiritualità abbracciata, in sintonia perfetta con le sue direttive, mi hanno garantito quella continuità necessaria per procedere serena lungo la strada indicatami da Dio:

la strada della consacrazione a Cristo a servizio dei fratelli; di tutti i fratelli che avrei incontrato sul mio cammino, i poveri, gli ultimi, i soli, gli abbandonati, gli scoraggiati, gli anziani, i sacerdoti, i piccoli, tutte quelle anime che il Signore mi avrebbe affidato e anche tutte le altre anime che non avrei mai conosciuto personalmente su questa terra ma per le quali avrei pregato.

Avrei trovato nei volti dei miei fratelli di tutto il mondo quel Cristo che Don Aldo ci invitava a scorgere e ad amare nei volti dei tanti bisognosi che accorrevano a lui per essere aiutati nel corpo e nello spirito;

nel volto di Nicolino, il senza tetto, che lui tanto amorevolmente aveva accolto, nutrito e amato nella sua canonica.

Mi è tanto caro il ricordo di Nicolino e di tutto quello che l’amore nei suoi confronti aveva generato in tutti noi: la sensibilità e la partecipazione alle sofferenze dell’altro, la carità che è amore, dono non elemosina, la gioia di far felice l’altro.

Ricordo a questo proposito l’emozione grandissima che suscitò in me e in tutti noi la commozione di Nicolino nel ricevere un pacco regalo la notte di Natale che trascorremmo tutti insieme, con lui e Don Aldo, nel caro e caldo salone della sacrestia, memorabile luogo di incontro in indimenticabili serate invernali presso il “caldo” camino.

Un camino sempre acceso, segno tangibile di unione di anime che, dopo aver attinto alla fonte dell’Eucarestia, si stringevano nello stesso grande amore per Dio, per i fratelli e per tutto ciò che è bello, buono, giusto, puro, edificante, valori ai quali ci richiamava continuamente Don Aldo con i suoi discorsi, le sue adunanze, i suoi richiami, il suo costante testimoniare con la sua stessa vita, con la sua stessa persona, i suoi atteggiamenti, il suo fare, che apparteneva tutto a Cristo.

La pace interiore, la serenità, la fortezza d’animo, il corpo e il silenzio parlano eloquentemente nelle persone che hanno incontrato Dio. Testimoniare per lui diventava una necessità vitale, un fuoco, uno stimolo, un bisogno di proporre pure agli altri la gioia di essere finalmente liberi!

“Liberi dalla superficialità che ci attanaglia, ci affligge e ci soffoca, e quel che è peggio non ce ne accorgiamo neppure.”

Sono sue queste parole, ricche di una forza travolgente alle quali non si poteva rimanere indifferenti. A noi giovani soprattutto era rivolto il suo disperato appello a non cedere alle lusinghe del mondo, di quelli che comprano l’anima in cambio di misere e passeggere soddisfazioni umane; a rimanere fedeli, coerenti ai grandi ideali cristiani che soli danno pace e gioia; ad andare fino in fondo, vincendo ogni rispetto umano e falsa diplomazia umana, pure a costo dell’incomprensione, della solitudine, della morte stessa.

Mi è rimasto profondamente impresso, a questo proposito, una processione organizzata da lui e partecipata da una grande folla parrocchiale, in riparazione di un atto sacrilego verso la SS. Eucarestia. Era stato fatto scempio di alcune ostie consacrate, in una chiesa vicina. Ricordo che per me fu un esempio di grandissimo amore per Gesù Eucarestia e ancora un’occasione per me, giovane adolescente, di vincere quel rispetto umano tipico che il partecipare ad una processione comporta soprattutto nei ragazzi.

Pregare ad alta voce, pubblicamente, insieme a tanti altri, trascurando tutti gli sguardi e commenti di spettatori insensibili e cristiani superficiali ai bordi delle strade, significava per me una testimonianza chiara e precisa del mio appartenere a Cristo; e di questo non mi vergognavo, anzi mi riempiva di gioia.

Questa e tante altre esperienze mi portarono a coltivare dentro di me un’ansia grande di uscire fuori dal mio ambiente, per portare Gesù a tutto il mondo. Avrei voluto subito partire per il mondo intero e mettere in pratica quanto credevo di aver appreso sufficientemente per evangelizzare i popoli, convinta che fossi già abbastanza preparata da affrontare i rischi e pericoli che il mondo fuori mi avrebbe riservato.

Qui interveniva l’attenta e paziente azione dell’educatore – pastore che ci invitava tutti e me in particolare, a saper attendere il momento propizio permesso da Dio, dopo lunghi esercizi di autocontrollo, di silenzi, di piccole rinunce, di meditazione, di riflessioni, di saper cogliere il divino dentro e intorno a noi, nella natura, negli eventi, nei nostri stessi pensieri e desideri. Tutto questo in risposta alla pretesa dei giovani di oggi e di sempre, di voler tutto, subito e sempre, senza fatica, senza dare spazio a quel mistero inesprimibile di cui lui ci parlava come profondamente insito in noi, nella nostra anima e che dovevamo tener caro come la cosa più preziosa di noi stessi.

La sua persona incuteva rispetto e timore, ma nello stesso tempo una confidenza sconfinata che mette pace e dà fiducia. Un giorno ebbi modo di assistere ad un evento straordinario, per me toccante in una maniera molto particolare che attesta questa sua straordinaria capacità di favorire il rispetto verso la sua persona, non solo in quanto uomo, ma anche e soprattutto in quanto sacerdote, ALTER CHRISTUS.

Era nostra consuetudine infatti salutarlo baciandogli la mano e pronunciare la bellissima frase: CRISTO REGNI, SEMPRE NEI NOSTRI CUORI. Incontrai un giorno, per strada una mia compagna di liceo che sapevo essere dichiaratamente allergica a chiese, preti, suore, ecc., e con alcuni problemi di tossicodipendenza. Fui contenta di incontrarla e scambiare alcune parole con lei circa la scelta della facoltà universitaria e altro. Ma giunti a mezzogiorno, ed essendo nelle vicinanze di Cristo Re, volli sospendere cortesemente la conversazione per portarmi in chiesa e salutare Gesù. Mi congedai da lei dicendole molto spontaneamente che sarei andata in chiesa a pregare per alcuni minuti, e con molta naturalezza la invitai ad accompagnarmi

Con grande gioia da parte mia, acconsentì ed insieme entrammo in chiesa.

Sarà stato il profumo dell’incenso ancora nell’aria, il silenzio, l’atmosfera un po’ magica del sentirsi dopo tanti anni nuovamente in una casa a lei non completamente estranea, anche se lontana nel tempo, il balbettare alcune preghiere non completamente dimenticate; tutto questo fece sì che in lei si riaccendesse un’emozione intensa, bella che non provava da tanto tempo.

Ma la cosa più sorprendente fu quando, alla vista di Don Aldo che, vedendoci, ci venne incontro per salutarci e complimentarsi con noi per la bella idea di essere entrati in chiesa per salutare Gesù, la ragazza dietro il mio esempio si portò anch’essa a baciargli la mano in segno di saluto.

Io fui molto sorpresa di questo atto sapendola appunto “mangia-preti”, ma lungi dal renderla manifesta, mi tenni ben bene la mia sorpresa, e con molta naturalezza, dopo aver salutato Don Aldo e Gesù, uscimmo dalla chiesa.

E’ inutile dire quanta sorpresa e stupore manifestò la stessa ragazza all’uscita. Non finiva più di dire che non credeva ai suoi occhi per tutto quello che le era capitato quella mattina; una cosa tanto insolita per lei: essere entrata in una chiesa, aver recitato delle preghiere dopo tanti anni ma soprattutto aver baciato la mano ad un PRETE!! …

Probabilmente fu la santità di quel PRETE ad attirare quell’anima a Dio, che tanto ama, e tutti ama, anche i mangia-preti!!

Che dire poi della sua grandissima fede nella potenza della preghiera che, fatta con amore e sincerità, diventa un’arma potente per ottenere da Dio i miracoli. Come non ricordare il miracolo della guarigione del mio carissimo papà, per la cui salute e guarigione pregammo tutti intensamente, e con amorevole cura paterna Don Aldo seguiva, insieme a noi della famiglia, tutti gli esiti della difficile degenza post-operatoria al cuore, in ospedale, di mio padre.

Apprezzai tantissimo questo suo interessamento per il nostro caso, e soprattutto sentii molto forte l’unione delle nostre anime oranti, insieme a quelle di tutta la parrocchia, sollecitata da Don Aldo, per strappare a Dio il miracolo della guarigione.

Ricordo che quell’esperienza fu molto importante per me, perché toccai con mano e capii fino in fondo la potenza misteriosa e sublime del dolore e della sofferenza; e come attraverso esse Dio ci avvicina a Lui in un modo meraviglioso.

Mi maturò moltissimo spiritualmente quell’esperienza, e mi permise, insieme ad altre successive, di comprendere sempre più profondamente il significato del dolore e della partecipazione alle sofferenze delle anime e dei corpi dei fratelli, che avrei poi incontrato nei miei apostolati da religiosa.

Rosanna - 16 Maggio 2002


Don Aldo Prato

Parroco di Cristo Re - San Severo (FG) 

dal 1968 al 1988

 

Note biografiche

 

by Rosanna

 

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Culto e devozione della Madonna del Soccorso

FILMATI

Statua della Madonna senza paramenti

Il Rito della Vestizione della Vergine del Soccorso 

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Aria di Festa

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La Processione
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Le Batterie alla Sanseverese
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E la sera fantasmagorici colori
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