RICORDANDO
MADRE PROVVIDENZA
Il
16 Giugno ricorre il sesto anniversario della morte di Madre Provvidenza.
Ecco allora alcune riflessioni che la
ricordano in modo particolare.
Madre
Provvidenza era un’anima grande, un’anima
veramente santa. Durante la sua Prima
Comunione, avvenuta il 28 Aprile 1941, Gesù,
apparendole, le rivolse personalmente queste
parole: «Amami, figlia mia, da te
voglio l’amore».
La Madre
corrispose a tale invito senza mai venir meno,
ma accettando con gioia e con grande amore a
Dio tutti gli avvenimenti gioiosi e dolorosi
della vita. Conosceva bene il comandamento di
Dio, espresso nel libro del Deuteronomio al
capitolo 6: «Ascolta Israele: Tu amerai
il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con
tutta l’anima e con tutte le forze. Questi
precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel
cuore; li ripeterai ai tuoi figli; ne parlerai
quando sarai seduto in casa tua, quando
camminerai per via, quando ti coricherai e
quando ti alzerai».
Madre
Provvidenza era un’anima mistica. Gesù la
scelse perché soffrisse tutti i dolori della
Sua Passione. Infatti le diceva spesso: «Tu
dovrai soffrire tutti i dolori che ho sofferto
Io nella mia Passione e Morte». E
veramente
la Madre
li ha sofferti, sia nel corpo, sia nello
spirito. Nel corpo ha provato la
flagellazione, le bastonate, le percosse, la
coronazione di spine, le trafitture, le piaghe
alle mani, ai piedi e al costato anche se non
visibili. Nello spirito ha sofferto
umiliazioni, incomprensioni, calunnie e
sofferenze morali di ogni genere. Nessuno potrà
mai sapere quanto abbia sofferto Madre
Provvidenza. Spesse volte mi diceva: «Tu
non puoi capire cosa soffro io… il mio corpo
è sempre stato, fin dalla nascita tutto un
dolore».
La Madre
ci ha lasciato degli insegnamenti che noi
dobbiamo seguire e mettere in pratica. Il
primo è di amare Dio sopra ogni cosa come ha
fatto Lei, cercando di vivere sempre nella Sua
Grazia, evitando ad ogni costo il peccato,
mediante l’osservanza dei Suoi Comandamenti.
Infatti Gesù nel Vangelo dice più volte: «Se
mi amate osserverete i miei Comandamenti»
(Gv 14, 15); «Chi accoglie i miei
Comandamenti e li osserva, questi mi ama»
(Gv 14, 21). Se vogliamo sapere come amiamo
Dio guardiamo allora come osserviamo i Suoi
Comandamenti. Ma anzitutto li conosciamo noi i
Suoi Comandamenti? Quanti sono quei cristiani
che conoscono bene i Comandamenti di Dio?
Molto pochi, anzi pochissimi. E’ una cosa
dolorosa e vergognosa che molti cristiani non
conoscano i Comandamenti di Dio, non si
preoccupino di conoscerli, e addirittura non
sanno quanti sono.
Si
dice che sono troppo gravosi, troppo difficili
da osservare, e che richiedono tante rinunce.
Ecco
allora perché si commettono tanti peccati,
tante nefandezze, tanti omicidi, suicidi,
vendette, tradimenti, furti, ingiustizie,
cattiverie, soprusi, invidie e gelosie, e c’è
tanto odio. Il motivo è uno solo: manca Dio
nelle anime.
Ma Dio manca perché non
si conoscono più le Sue leggi, perché
non si studia più il Catechismo. Troppa
ignoranza c’è nei Cristiani e perciò molti
non vivono più come tali, ma peggio dei
pagani. Leggiamo il Catechismo almeno ogni
tanto, e studiamo bene i Comandamenti di Dio,
e allora impareremo come si deve amarlo, e
come si deve vivere per salvarsi.
Molti
purtroppo si dimenticano persino di avere
un’anima da salvare. Non vanno più neanche
a Messa, e non sanno che è peccato mortale
non assistere al Sacrificio di Cristo alla
Domenica e nelle Feste di precetto. Si
racconta che una ragazza apparve, dopo la
propria morte, ad una sua amica, e le disse: «Sono
dannata perché non sono andata a Messa alla
Domenica». E’ vero: molti cristiani
preferiscono andar a divertirsi negli stadi,
al mare, ai monti, ai laghi, nelle discoteche
e persino in luoghi di divertimento proibito
piuttosto che andare in Chiesa, e così
tralasciano i doveri della preghiera e della
santificazione della Festa con tanta facilità.
Questo significa non amare Dio, ma amare le
proprie comodità. Ci dimentichiamo di Dio, e
poi pretendiamo che Dio si ricordi di noi.
Svegliamoci
dal sonno del peccato, e convertiamoci prima
che sia troppo tardi, se non vogliamo
precipitare nell’inferno, luogo di
disperazione eterna. Ritorniamo a Dio con la
preghiera, con
la Confessione
e con l’osservanza dei Suoi Comandamenti, e
allora ritornerà in noi la pace, la gioia, la
serenità. Preghiamo, e soprattutto andiamo a
Messa. Sentiremo allora una buona parola che
ci aiuterà a riflettere sul perché della
nostra esistenza, e su quello che ci attende
dopo la nostra morte. Così facendo ci
troveremo preparati anche se il Signore ci
chiamerà improvvisamente a renderGli conto
delle nostre azioni. Dice infatti Gesù nel
Vangelo: «Anche voi tenetevi pronti,
perché il Figlio dell’uomo verrà
nell’ora che non pensate» (Lc 12,
40).
Io
sono un nulla -Preghiera di Madre
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