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I Santi hanno cercato ogni giorno di crescere nelle virtù e di correggere
i difetti, cominciando dai più grossi. Così facendo sono diventati
Santi. Così dobbiamo fare anche noi. Un
giorno quelli che son diventati Santi erano uomini come tutti noi. Ma
meditando profondamente che cos’è la vita, hanno deciso di lasciare
tutto e addirittura qualcuno di diventare eremita, missionario, di farsi
monaco, oppure anche un buon padre di famiglia che, col suo buon esempio
di vita, è diventato un saggio apostolo, dando alla Chiesa anche
numerosi figli. Ciascuno, nel suo campo, mediti profondamente e si
convinca di migliorar la propria vita. Pregate
i Santi che vi aiutino a non cadere più in quei brutti peccati che
rendono triste la vostra vita. Anche loro sono passati sulla terra e
sanno quanto sono terribili le tentazioni e quanto è debole la nostra
carne. Raccogliamoci
un istante e pensiamo quello che pensò Gesù nell’orto degli ulivi.
Preghiamo tutti insieme con la preghiera insegnata da Lui, affinché il
Padre che sta nei Cieli ci segua e ci aiuti, con Gesù e con lo Spirito
Santo, a camminare sulla via della santità, a capire, a comprendere e a
mettere in pratica quello che il Signore giorno per giorno ci dirà. Chi
sono i Missionari? I Missionari sono coloro che svolgono la stessa
missione che Gesù fece in mezzo al mondo, e che insegnò ai Suoi
Apostoli inviandoli in tutte le parti
del mondo. Scrivo
queste cose perché sento un amore grande verso le anime, sento il
desiderio immenso di aiutare tutti a diventare santi. Le cose materiali
non hanno nessuna importanza né davanti a Dio e neppure davanti agli
uomini. Meditiamo
e riflettiamo sulle parole di Gesù: «Venite a Me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi,
e Io vi ristorerò» (Mt
11,28). Chi
è Colui che va a dire agli uomini: «Io vi ristorerò?». Tante
volte qualcuno ha pensato: «Ma chi sei Tu che credi di essere
qualcosa più di me? Chi sei Tu che mi comandi e mi dici: "O fai
quel che ti dico oppure Io non avrò più cura di te e dovrò un giorno
abbandonarti? ". Chi
sei Tu che pretendi da me amore, che pretendi da me riverenza, pretendi
da me stima? Chi sei Tu che Ti fai sentire nel mio cuore quando faccio
il male? Che tante volte mi lasci solo e mi abbandoni? Chi sei Tu che
non mi aiuti nelle difficoltà, che non mi soccorri nelle infermità?
Chi credi di essere Tu che non mi lasci in pace e mi perseguiti quando
pecco? Credi
di essere Tu colui che osa far parte della mia vita? Che entri nella mia
vita anche se io non Ti voglio avere e non Ti voglio sentire dentro di
me? Ma chi sei Tu? Chi sei Tu che non mi lasci vivere finché ho voglia
io, ma che un giorno o l’altro mi togli dal mondo? Chi sei Tu che mi
hai tolto mio padre e mia madre, i
miei fratelli, e mi hai lasciato solo? Chi sei Tu che mi hai dettato una
legge così rigorosa, che pretendi che venga sempre a riceverTi nel mio
cuore quando io non so chi sei, quando io non Ti conosco? Mi han parlato
di un Dio, e mi han detto che c’è un qualche cosa nell’aldilà,
però io non so chi è questo Dio. Tante
volte ho giudicato ignoranti coloro che vanno a confessare i loro
peccati a degli uomini come loro; ho giudicato ignoranti coloro che
vanno a Messa, che vanno in Chiesa, che osservano i Comandamenti. E che
cosa sono i Comandamenti? Signore, io non Ti ho visto mai, fatti vedere,
perché se io Ti vedrò crederò». Ma
Lui disse: «Beati quelli
che pur non avendo visto crederanno!»
(Gv 20,29). «Posso
credere io che questo Vangelo è vero? Chi me lo assicura che c’è un
Dio?». Il
fatto stesso che senti nel tuo cuore il rimprovero quando pecchi, quando
fai qualcosa di male; il fatto stesso che Dio non Lo vorresti e tante
volte Lo bestemmi, questo ti dice che Dio c’è. Perché Lo bestemmi se
credi che non ci sia? Perché te la prendi con Lui se non credi nella
Sua esistenza? Te la prendi con Lui perché, anche se non vuoi, senti
che è il Padrone della tua vita. Lui ti ha fatto, e quindi ti possiede. Col
Battesimo ti ha lavato, ti ha fatto Suo figlio, ti ha reso bianco come
la neve, perché tu seguissi i Suoi insegnamenti, e invece tu lotti
contro di Lui dicendoGli: «Ma perché Tu continui a stuzzicarmi
nella coscienza? Perché Tu Ti fai sentire? Perché quando vengo tardi a
casa alla sera brontoli dentro di me? Io non voglio sentire questo
brontolamento dentro di me, specie quando mi trovo in un’occasione di
peccato. E se io non credo che Tu ci sei, vattene da me». Ma
Lui non se ne va, e persiste e continua dentro di te. Perché? Perché
ti ama, perché c’è, perché esiste. È inutile pensare come pensano
certe persone per scusare i loro falli: «Chissà poi se ci sarà
qualche cosa nell’aldilà; andremo a vedere; intanto non è tornato
indietro nessuno dopo che è morto». Ma
quel Martello ti martella sempre. Tu non puoi giocare su una cosa che
credi che non esista, mentre invece esiste perché la senti dentro di
te. Ammesso
per assurdo che Dio non esista, tu saresti capace di comandare su te
stesso, saresti capace di dire: «Io non voglio essere ammalato, io
non voglio morire, io non voglio questa strage nella mia famiglia»?
Potresti vivere sempre nelle comodità della vita? Ti andrebbe tutto per
il meglio? Questo
non è possibile perché sei un suddito. Al di sopra di te c’è un
Padrone, c’è Colui che ti creato, il quale ti ha seminato sulla terra
mettendo a prova le tue risposte d’amore, che sono anche accettazione
di una vita di sacrificio e di difficoltà per ricevere da Lui il premio
eterno del Paradiso. Se
tu vai a lavorare sei pagato dal tuo padrone, ma sei pagato solo se
lavori bene. Così pure come servo di Dio riceverai il premio delle tue
fatiche solo se lo servirai con amore. Il premio è il Paradiso, cioè
il luogo di pace eterna, quando il tuo spirito avrà lasciato questa
terra. Qualcuno
ragiona così: «Io sono stato fatto da mia Madre». Ma tua madre
chi l’ha fatta? E la madre di tua madre? E la prima madre chi l’ha
fatta? Si
crede tante volte a quello che si legge su certi libri, ma non si crede
al Vangelo che è parola di Dio. Si crede a tanti personaggi della
storia, e non si crede che nella storia è esistito anche Cristo Gesù. Perché
si crede a quello che ha detto il tale personaggio, e non si crede a
quello che ha detto Lui? Allora c’è o non c’è questo Dio? Bisogna
rispondere: «Dio c’è». Chi
è Dio? È una forza soprannaturale che mi sconvolge e mi fa fare tante
volte anche quello che non vorrei fare. Perché compio atti di carità,
compio opere buone se io non credo in Dio? Perché è Dio che opera il
bene attraverso di me. Perché
quando sono provato, ammalato, disperato, mi viene spontaneo alzare gli
occhi al cielo e dire: «Se ci sei, fatti vivo»? Perché Dio
c’è. Il fatto sta che Dio Lo cerco solo quando sto male, o mi trovo
nei guai. E perché? Anche questo mi dice che il mio essere riconosce
istintivamente e impulsivamente che questa Forza esiste davvero, ed è
quella da cui dipendo sia per la creazione che per la vita. Ma Dio ha creato l’uomo perché aveva bisogno dell’amore dell’uomo, e perché sentiva il bisogno di amarlo. Qualcuno si domanda: «Perché Dio mi fa ammalare, mi lascia solo, mi mette in gravi situazioni, mi fa morire?». Dio non fa ammalare nessuno, non vuole il male di nessuno, ma usa dei metodi con l’uomo per essere meglio capito da lui. Se noi non ci trovassimo talvolta nei guai non Lo cercheremmo mai, e siccome Dio ci ha creato per essere amato, ecco che il Signore permette che questa vita sia a volte piena di lacrime per indurci a desiderare il Cielo. Chi
è l’uomo? L’uomo è una creatura di Dio, e se vuole essere contento
deve imparar a parlare col suo Creatore. «Chi sei Tu Dio, e chi sono
io? Tu sei una forza che, se anche non Ti voglio, mi conduci,
perché con la Tua grazia sei in me. Tu sei una forza che dentro
di me hai scritto i Tuoi Comandamenti, anche perché coloro che non
sanno chi Tu sei, sanno che
peccando fanno male. E
io chi sono? Sono un nulla; Tu mi hai costruito dal nulla, dal nulla mi
hai fatto. Per lasciarmi nulla? No. Perché io nel nulla conosca il
Tutto che sei Tu, Signore». Cosa
significa essere nulla? Talvolta
tu dici: «Ah, io sono pieno di soldi, ho una bella casa che ha tante
belle cose, ho tanti bei vestiti; sono sano, sto bene, ho una bella
famiglia, quindi sono a posto, non ho bisogno di nessuno». Arriva
allora uno scappellotto da parte di Dio per farti capire chi sei. Ma
perché Dio ti manda quello scappellotto? Perché ti ama, perché non
vuole che tu vada all’inferno, ma vuol farti capire che su questa
terra non ci starai sempre. Quali
devono essere i miei rapporti verso Dio? Se su questa terra non ci
starò sempre, se devo conoscere e amare Dio, cosa devo fare? Basta
credere che Dio ha pensato a te dall’eternità; sempre ha pensato a
te, ancor prima che ci fosse il mondo, e un giorno pensò a crearti, si
innamorò di te, permise che tu fossi battezzato, quindi fossi lavato
con la Sua acqua e diventassi Suo figlio. Dio
ha pensato a te perché tu Lo amassi. Ti ha dato una famiglia, una casa,
la possibilità di servirLo, ma purtroppo non Lo conosci. Come devi fare
a conoscere Dio? Devi studiare la Dottrina Cristiana. La
prima dottrina però è la creazione. Basta che quando ti svegli al
mattino apri gli occhi e pensi: «Sono ancora in vita, potevo morire.
A chi devo questa vita? A chi mi ha creato, e a chi mi ha lasciato in
vita. Quante
persone sono morte questa notte; io invece sono ancora vivo. Che cosa
devo a Dio che mi ha lasciato in vita? Riconoscenza e amore. Signore, Ti
ringrazio di avermi creato, di essere morto per me sulla croce, di
avermi conservato sano fino a questa mattina». Se
invece sei ammalato devi ringraziarLo di averti dato la forza di vivere
ancora. Forse ti concederà di poter guarire, o almeno di poter
migliorare, e di vivere ancora su questa terra per guadagnare meriti per
l’eternità. Rifletti
bene e pensa: «Io ci vedo ancora, mentre tante creature non vedono
più. Io sento, io cammino… Quanti doni, o Signore, mi hai dato
e mi hai conservato. Quale riconoscenza devo avere verso di Te! Tu mi
ami, Tu sei il mio Amore. Quanto Ti devo amare!». Allora
l’anima deve incominciar a tessere un colloquio con Dio-Amore, con
Colui che l’ha creata, con Colui che la mantiene in vita. La
persona buona quando si alza e va a lavarsi, spontaneamente pensa: «Oh,
se non ci fosse l’acqua…Chi sono io? Sono come un semplice animale,
puzzolente come tutti gli animali del mondo.
Che grazia Dio mi ha fatto: mi ha dato l’acqua per lavarmi. Dio
pensa a me, mi dà da
mangiare, mi dà la colazione, mi dà il pranzo, mi dà la cena.
Dio mi dà la possibilità di lavorare, di avere la gioia, e la
soddisfazione di guadagnarmi un pezzo di pane». Qualcuno
poi pensa: «Beati i ricchi che non sgobbano mai». Ecco
cosa ha detto il Signore: «È
più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che non un
ricco entri nel Regno dei Cieli» (Mt
19,24). Perché?
Perché il mezzo per andare in Paradiso è il lavoro, e colui che lavora
ha la gioia di vivere. Io
ho visto tante persone gioiose, specie quelle che lavorano e che hanno
la soddisfazione di dire: «Questa casa, questo libro, questo vestito
... sono frutto del mio lavoro». Ma
chi ha dato le capacità per lavorare è sempre Lui, il Signore.
L’intelligenza è un dono particolare di Dio per mezzo della quale
l’uomo capisce ed è libero di servirLo. L’uomo non è un semplice
animale, ma è composto oltre che di corpo anche di anima.
Mi
guardo in giro, vedo il sole, la luna, le stelle, vedo il mare,
l’acqua, i fiori, le piante, e penso: «Chi li ha fatti, chi li ha
creati?...Dio...Perché li ha creati? Per me, per rendermi contento, per
darmi gioia. Che bello questo paese!». Vado in un altro posto: «Che bello!». Quando riesco ad avere un giorno di vacanza mi sposto e mi diverto: «Che bello!». A
chi devo questo? A Dio. Se Dio ieri mi faceva restare a letto col mal di
pancia io questo paese oggi non lo vedevo; se ieri mi faceva morire non
sarei venuto a questo pranzo, questo vestito bello non l’avrei messo.
Che gioia quando una mamma trova una casa bella, ordinata, e riesce a
comperare una tovaglia nuova e a fare qualche cosa di diverso! Però non deve pensare solo al portafoglio, ma deve pensare anche a Dio che le ha dato la possibilità di guadagnare quei soldi, di farla restare in salute, di comperare quell’oggetto, quel vestito, quella tovaglia, quelle cose. Dio mi ama. Perché mi ama? Perché pensa a me, perché mi mantiene attraverso il mio lavoro, e anche perché mi permette di soffrire per scontare i miei peccati e per guadagnare meriti per il Paradiso. Anche i patimenti, perciò, sono un dono di Dio. Come un fabbro pialla gli angoli appuntiti: così fa il Padre che sta nei cieli. Per guarirci dalla superbia, dalle vanità, dalla lussuria, dall’ira e da tutti i vizi capitali, permette qualche dolore. Non ha forse permesso che l’Unigenito Figlio Gesù morisse sulla croce in sconto dei nostri peccati? Noi pretendiamo, forse, di entrare in Paradiso in carrozza? Crediamo che se viviamo lontani dal peccato mortale siamo in Lui, con Lui e per Lui dei figli protetti dalla cattiveria del mondo e dalle insidie del diavolo, come pure dalle passioni della carne. Il lavoro è un dono di Dio, ma anche l’attesa del lavoro è un periodo di prova per meritare qualche premio, che, se non si conosce subito, si conoscerà col proseguire dei giorni. L’uomo
deve conoscere Dio per vivere felicemente in Lui, e per non fare della
sua vita una continua lamentela. Chi
è in Dio stia certo che non gli mancherà mai nulla, ma avrà di più
di quel che gli necessita. Perciò, se non contesta, se non cerca di
costruire coi suoi punti di vista, coi suoi desideri, ma si abbandona
totalmente e pienamente nelle Sue mani paterne, anche le prove e le
malattie sono atti del Divino Amore. Attraverso
uno sguardo limpido, puro, spontaneo, diretto alla Divina Creazione,
troverai l’Onnipotente che si umilia, che si abbassa, quasi
s’inchina dinanzi ad una Sua creatura sofferente, ma anche ad un
fiore, ad un uccello, ad una piccola sorgente. La
Divina Provvidenza è sempre pronta a soccorrere chi invoca un aiuto con
fede. Non temere, perciò, mai e poi mai, nessun inconveniente, perché
se Dio è con te nulla sarà contro di te. Dio
Lo si conosce anche attraverso tutti i gesti che usa verso di noi: le
compassioni, le prove, le difficoltà. Tante
volte qualcuno si lamenta e dice: «Dio mi ha abbandonato: ero malato
e non mi ha curato». Io posso dire ciò che è capitato a me, dopo
che sono andata a letto: la sera ci vedevo e la mattina dopo mi sono
svegliata completamente cieca a causa di un glaucoma bilaterale. Cosa ho
pensato? Ho pensato che gli occhi non sono indispensabili per vivere
bene sulla terra. Infatti in tutti questi anni Dio mi ha prestato i
Suoi. Non è forse questo un dono? Il
Signore si può servire di una malattia per realizzare meglio la Sua
volontà. Così pure si può dire di un sordo, di un muto che, invece di
inveire contro Dio, accetta la sua
prova come un dono per la propria
santificazione o per qualche necessità della propria famiglia. Forse
quello si è alzato paralizzato perché Gesù prevedeva che se avesse
camminato avrebbe fatto un sacco di peccati, o forse chissà in quali
disastri sarebbe caduto. Come
possiamo conoscere le virtù di Dio? Attraverso lo studio della Dottrina
Cristiana, e la contemplazione della Sua Creazione. Dio è l’Essere
Perfettissimo, Creatore e Padrone di ogni cosa. È Colui che non può
sbagliare. Il
Padre si presenta come Colui che ha dato la vita al mondo; Gesù come
Colui che è venuto sulla terra per redimerci attraverso la morte sulla
croce; lo Spirito Santo come Colui che santifica le anime. Sappiamo che
le tre Persone sono sempre lo stesso e unico Dio. Gesù
ha detto: «Siate
perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Noi siamo chiamati alla
perfezione, e non soltanto ad evitare i peccati grossi: come non
ammazzare, non commettere peccati impuri, non parlar male del prossimo,
non rubare, non calunniare, ecc. ma anche ad operare con perfezione
nelle piccole cose. Gesù non ha detto soltanto: «I Preti devono
essere perfetti, le Suore devono essere perfette» ma tutti. Quindi
Gesù ha chiamato alla perfezione, cioè alla santità, tutti e ha detto
una frase tanto importante che riassume tutte le frasi: «Se
non vi convertirete e non
diventerete come i bambini non
entrerete nel
Regno dei
Cieli» (Mt 18,3). Gesù
non ha detto: «Diventate potenti, comperate case, diventate ricchi,
sappiate fare opere grandi», ma ha detto: «Diventate bambini,
convertitevi». L’ha detto a tutti: ai Sacerdoti, alle Suore, ai
bambini, agli sposati, ai giovani. Tutti
abbiamo bisogno di convertirci in qualche cosa perché tutti abbiamo
qualche mancanza che non riusciamo mai ad evitare e a non commettere.
Perciò convertiamoci, o almeno mettiamoci ogni impegno per migliorare
la nostra vita. E
allora quale è il libro che dobbiamo imitare per diventare perfetti? I
bambini. Prendiamo un bambino, guardiamolo, vediamo quante virtù
possiede, virtù innate in sé. Possiede la semplicità, la
spontaneità, la dolcezza, la purezza, l’amabilità, possiede il
distacco, perché anche se gli piacciono tutte le cose, tuttavia è
pronto a regalarle tutte. Noi
che abbiamo avuto la possibilità di seguire Cristo, di frequentare la
Chiesa anni e anni, invece di progredire nella santità siamo tornati
indietro. E
allora che dobbiamo fare? Fare un proposito santo: «Signore ho
bisogno di conversione, devo convertirmi, voglio convertirmi; in che
cosa? Ci penserò e vedrò qual è il difetto più grosso nel quale
pecco più spesso, con il quale offendo tanto il Cuore di Cristo, e che
mi rende triste e disperato nella mia anima». Cerchiamo
di credere che il peccato rende tristi, soli, quasi paurosi di uscire
dalla porta per guardare i fratelli in faccia. Perché? Perché si
capisce che si è brutti, che si diventa brutti anche nel volto, anche
esternamente. È
la santità che ci fa belli non i trucchi sul volto o i tatuaggi. Queste
sono cose che fanno perdere i soldi e rovinano il corpo. Io ho
incontrato nella mia vita delle persone che avevano una fisionomia non
eccellente, eppure avevano degli occhi trasparenti, e si vedevano belli
sia nell’anima che nel volto. La santità rende belli anche nel corpo,
mentre l’impurità, la cattiveria, il peccato rende brutti,
fastidiosi, e riprovevoli da Dio e dagli uomini. Chi
sono i Santi? Chi sono stati i Santi? I Santi sono forse creature nate
sante, nate diverse da noi? No. I Santi sono stati uomini come noi.
Può
darsi benissimo che in mezzo a noi ci siano dei santi che un giorno
forse andranno sugli altari. Tuttavia il Santo porta tante volte sul
volto il timbro della bontà che si manifesta attraverso i suoi gesti,
le sue parole, la sua vita. I
Santi sono uomini che hanno lottato come noi, che sono stati tentati al
male, ma che hanno vinto. Ha
scritto l’Apostolo San Giacomo: «Beato l’uomo che
sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova
riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che
Lo amano» (Gc 1,12). Ci sono
Santi che, forse, hanno peccato anche più di noi, e che, ad un certo
punto della loro vita, hanno detto: «Signore, ho sbagliato strada,
devo riprendermi altrimenti rischio di andare all’inferno, dopo aver
trascorso quaranta, cinquant’anni inutilmente. Sono stato un
disgraziato, sono stato un ignorante. Io devo essere una creatura
intelligente, devo pensare alla mia salvezza eterna». Sarebbe
ben brutto lavorare e sgobbare cinquanta, sessanta, ottant’anni per
poi essere disperato per l’eternità, e l’eternità c’è. Parlo
per esperienza. Coloro che si sono convertiti più facilmente molte
volte sono stati i peccatori più ostinati. E che bella conversione
hanno fatto! Ci
sono stati dei giovani che hanno condotto una vita bruttissima, con dei
legami disordinati, e sentendo la voce di Dio dentro di sé han detto: «Ma
io son così sciagurato, così ignorante da andare avanti a fare i
peccati per altri venti, trenta, quarant’anni, per poi diventare
un’anima disperata? No,
io voglio cambiare vita, e da oggi cambierò, abbandonerò le occasioni
di peccato, e voglio essere capace di diventare santo. Il mio motto
sarà: ― Voglio, perché se voglio posso ―». Anche
una mamma di famiglia non può dire: «Per le mamme la santità ormai
è passata. Io sono sposata, ho un marito, devo pensare alla casa e
quindi non posso certamente diventare santa». Tutt’altro: non è
detto che i Santi che ci sono in cielo e che ci sono ancora sulla terra,
e che un giorno vedremo sugli altari, siano tutti giovani, o signorine,
o Preti, o Suore. Ci sono stati, e ci sono tuttora anche delle mamme e
dei papà di famiglia che sono santi. Anzi,
oggi abbiamo molto bisogno di trovare santi nelle famiglie, perché se
in una famiglia c’è una mamma santa santifica il marito e santifica
anche i figli. Se c’è un papà santo, santifica la moglie e santifica
i figli. Certo,
a vivere in due è più difficile diventare santi, ma non è
impossibile, perché Dio, attraverso il Sacramento del Matrimonio, dona
la grazia di stato, e cioè la possibilità di vivere in grazia di Dio e
quindi di diventare santi. Non
ci vogliono scuse col Signore. Lui dà la forza e l’aiuto per
corrispondere a quello che chiede. Invochiamo
insieme tutti i Santi del Cielo e i Santi che sono sulla terra che si
uniscano con noi, con ciascuno di noi, e ci aiutino a pensare: «Chi
sono io, o Signore, chi sei Tu? Tu ci sei, mio Dio, Ti fai sentire nella
mia coscienza, mi rimproveri tante volte, ma qualche volta mi dici anche
che sono buono. Siccome Tu sei mio Padre, io devo comunicare con Te.
Imparerò a parlarTi». Pensiamo
qual è il difetto che ci rende più tristi e disperati. «L’ho
trovato, o Signore, questo difetto. E allora mi sforzerò di capire come
fare a superarmi, a lasciare quel peccato, quel legame; voglio lasciare
quell’amicizia pericolosa; voglio cambiare strada; voglio farmi santo.
Perché se voglio, posso». Non
è detto che i Santi sono solo quelli che Dio vuole. Dio chiama tutti
alla santità. Ciascuno di noi, anche il più peccatore, se da un certo
momento si converte, può salire sugli altari. Pensiamo a S. Agostino
che, dopo la conversione, è diventato un grande santo. Beati coloro che sono già diventati santi e coloro che lo diventeranno!
Madre Provvidenza
Benedetto XVI: Guardare ai santi per risvegliare in noi il desiderio di “vivere vicini a Dio”
Pubblichiamo l’omelia pronunciata da
Benedetto XVI durante la Messa celebrata mercoledì nella Basilica
Vaticana, in occasione della Solennità di Tutti i Santi. * * *
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