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Il
Seminarista è un giovane chiamato da Dio ad abbandonare le vanità
della vita per ritirarsi in un luogo di formazione spirituale chiamato
Seminario: il campo dove il Maestro Divino sparge il buon seme,
affinché i giovani ivi radunati lo raccolgano e lo facciano
fruttificare nel giardino del loro spirito.
Il
Seminarista è seguito da esperti formatori, scelti dal Vescovo a tale
scopo. Essi si preparano nella formazione teologica attraverso la
Bibbia, le Sacre Scritture, il Vangelo e quei consigli personali che
il Padre Spirituale, come loro Guida, dà a ciascuno di loro.
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Scrivo
questo articolo perché il Signore mi ha dato la possibilità di
vivere in mezzo a molti di essi nell'Istituto da me fondato, dove ho
avuto la gioia di seguirli ogni giorno fino al loro Sacerdozio.
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Sento
per questo il dovere di far presente che ai chierici, tante volte, nei
Seminari, manca la formazione umana: la gentilezza, la delicatezza, il
buon esempio di vita, lo scambio di linguaggio in discorsi
costruttivi, e, soprattutto l'ordine che è la virtù indispensabile
per vivere bene insieme, e per prepararsi al Sacerdozio, sia in una
vita privata che comunitaria. La vita comunitaria è, generalmente, la
vita religiosa, mentre la vita privata è quella diocesana, che poi
anch'essa si conclude in vita comunitaria parrocchiale: non il vivere
insieme giorno e notte, ma il trascorrere le giornate insieme, il
lavoro insieme a servizio dei fratelli.
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Il
Formatore deve saper trasformare il giovane in un figliolo umile,
docile, abbandonato alla volontà di Dio nelle grandi e piccole cose.
Deve assicurare che il dormitorio sia ordinato e pulito, così pure
gli armadi personali e comunitari, deve insegnare molto, e con
pazienza saper far rifare il letto fatto male, far cambiare il
lenzuolo sporco, e ordinare che le finestre stiano a lungo aperte,
affinché non abbiano ad annidarsi cattivi odori. Il profumo
dell'ambiente prepara alla purezza interiore, così pure l'ordine e la
pulizia degli abiti e scarpe personali. Le chiese, le cappelle, poi,
devono essere ordinatissime e profumate, così pure i vasi e i
paramenti sacri.
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Il
Formatore sia un buon organizzatore e distribuisca tra i ragazzi i
lavoretti della giornata: come la pulizia dei servizi igienici, dove
si raccomanda non vi sia disordine e cattivo odore, il giardinaggio,
dove si impara la pazienza nel raccogliere le foglie secche dei fiori,
e quelle che cadono dagli alberi.
Da
come un Seminarista risponde ai comandi ed ai consigli, si capisce se
ha vera vocazione e da quali virtù è posseduto.
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Nella
formazione v'è da imparare arti e mestieri, perché anche il Prete è
un uomo, e gli può capitare tante volte di trovarsi solo, e, come già
è successo, si scoraggia e brontola verso chi l'ha formato male e non
gli ha insegnato quelle cose indispensabili alla vita di ogni giorno.
Certo,
anche il Formatore deve imparare prima di insegnare.
Se
nella formazione dei chierici si arriverà a dare un po' di formazione
umana, i Preti saranno migliori, ci sarà meno superbia, meno egoismo
e disinteresse.
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Nelle
mie comunità ero riuscita a creare la stanza della sartoria con degli
addetti scelti tra quei Seminaristi più portati all'ordine. Sembra
che l'uomo non impari a cucire, ma a me è risultato diverso. Certo,
se in un Seminario non esiste una donna, se ne può assicurare una per
un periodo come insegnante, almeno per la lavanderia e per la
sartoria, ma in pochi giorni i giovani intelligenti imparano, basta
acquistare loro qualche macchina da cucire, e poi fanno a gara. Che
bello fare tutto in famiglia, che intimità, che gioia: i compagni che
bussano alla porta coi calzoni rotti, e quelli che tornano coi calzoni
stirati.
Il
Formatore osserva, e gode di questa ottima organizzazione. Anche il
Vescovo sarà molto contento.
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Poi la
cucina: ci devono essere dei giovani scelti a tenere in ordine la
cucina, a segnalare al responsabile quello che manca, cibo e utensili.
I giovani solitamente arrivano in cucina incapaci di tutto, ma presto
si industriano. Io posso veramente dire che hanno cucinato, tante
volte, meglio delle donne.
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Tutti
questi lavoretti fanno parte della formazione umana e sono indispensabili
perché
un domani non venga ordinato Prete un povero uomo, che ha molto
studiato ma che, in pratica, sa fare niente. Chi non sa lavorare
difficilmente sa obbedire e sa anche organizzare per la Parrocchia e
per le opere pie che gli vengono affidate. Il lavoro è un grande
artefice dell'uomo.
Il
Prete deve essere un uomo perfetto. La perfezione sta nel saper fare
tutte le cose, almeno quelle che necessitano per vivere meglio le
proprie giornate.
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Come
c'è l'ora della ricreazione ci devono essere anche le ore del lavoro,
altrimenti, quando quel Prete predicherà, non toccherà le anime. Le
sue parole saranno belle, dal pulpito apparirà l'uomo della scienza,
ma, siccome di umiltà ne avrà poca, i suoi ammonimenti entreranno da
un orecchio e usciranno dall'altro.
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Ripeto:
vi dico queste cose perché sento il dovere. Diversi dei Sacerdoti che
io ho formato insieme coi loro Formatori, perché Fondatrice, hanno
aperto delle case missionarie nei vari Continenti, e, giunti sul luogo
della missione, prima di cominciare a predicare, han cominciato a
lavorare, ad aggiustare, addirittura, le cappelle, le chiese e anche
la casa del Vescovo. Durante il lavoro pregavano, e pregavano
sodamente.

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Nella
formazione la preghiera deve occupare il primo posto, direi ancora
prima dello studio. Senza preghiera e senza silenzio non si apprendono
nemmeno le nozioni più semplici, non si progredisce nella via dello
spirito, ma si rimane dei poveri fantocci che credono d'essere e di
diventare, ma rimangono sempre un nulla. Il silenzio nobilita lo
spirito, fa innamorare di Cristo e delle Sue virtù, rinvigorisce la
sete di anime.
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Si
raccomanda una buona Direzione Spirituale e la Confessione frequente.
Nella formazione bisogna comunicare al Seminarista quanto è bello
lavorare insieme. "Perché dove sono due o tre riuniti nel mio
nome io sono in mezzo a loro" dice il Signore (Mt 18,20).
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Il
Seminarista deve essere disposto a continuare la vita comunitaria
anche quando sarà Sacerdote, con i suoi compagni; però, per arrivare
a questo, deve essere preparato negli anni del Seminario, durante la
sua formazione religiosa - umana. Se sarà ben preparato sarà lui
stesso che chiederà al Vescovo: "Mi piacerebbe far comunità con
altri Preti".
Così
facendo le Diocesi andranno meglio, e i Sacerdoti non patiranno la
solitudine, il cosiddetto "sconforto della vita".
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E'
meraviglioso entrare in una comunità anche parrocchiale, e vedere un
Sacerdote col grembiulino da cucina a fare la minestra: "Devo far
presto perché mi aspettano in confessionale", vederne uno scopar
le scale, un altro ad aggiustare un filo della luce e così via….
Che bello! In Seminario hanno imparato tutto.
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Questo
serve anche a far sviluppare nei giovani la vocazione al Sacerdozio.
Ma quando vedono un Prete triste, svogliato, incapace a far tutto,
pensano: "E' meglio che mi cerchi una donna, così mi serve. Chi
me lo farebbe fare ad uscire così sporco?".
Ecco
quel Pretino alla finestra che spazzola la veste: "Che bravo! Che
bello fare il Prete!".
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Il
Prete è sempre uno di noi. Non è colui che vive solo di spirito, ma
rimane uomo. Del resto Gesù viveva con i Suoi Apostoli, stava
volentieri coi pescatori. Il Sacerdote deve essere colui che aiuta
l'uomo in tutte le sue necessità, possibilmente anche in quelle
materiali. Allora è ben voluto dalla gente, i suoi parrocchiani gli
vogliono bene, e lui non si sente solo, ma è contento della scelta
del suo stato, e infervora i giovani a lasciare il mondo per farsi
Alter Christus.
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