Sommario

  1. Cari amici
  2. La gioia è una virtù preziosa
  3. Vita di Padre Luigi Duilio Graziotti 9^ puntata
  4. Chi è buono è amico di tutti
  5. San Policarpo, Vescovo e Martire(La sua festa ricorre il 23 Febbraio)

  6. L’umiltà è la porta sicura per il Paradiso

  7. Da «L'Imitazione di Cristo»: l'eccessiva familiarità

  8. Dagli scritti di Madre Provvidenza (dettati da Gesù)

  9. Per favorire la causa di beatificazione di Madre Provvidenza

 

 

 

Cari amici

 

auguriamo a tutti Voi, con grande affetto e con tutta la nostra gratitudine, una Felice e Santa Pasqua.

Siete sempre presenti nel nostro cuore, e, in modo particolare, nelle nostre quotidiane preghiere, affinché Gesù Vi benedica, Vi protegga, Vi aiuti e Vi sostenga nella Vostra vita, soprattutto nelle difficoltà e sofferenze che incontrate giorno per giorno.

Molti di Voi ci telefonano, o ci scrivono, per chiedere benedizioni e preghiere per i propri ammalati, o per ottenere la soluzione di problemi familiari o di lavoro. Vi assicuriamo che ogni giorno offriamo la Santa Messa , e  per quattro ore facciamo l'adorazione davanti a Gesù Sacramentato, solennemente esposto nella nostra Cappella, proprio per le suddette intenzioni. Questo lo sentiamo come un nostro dovere di riconoscenza. Il fatto che riceviamo testimonianze da tante persone, di grazie e miracoli ottenuti, ci è di conforto e di sprone a continuare nella nostra vita di preghiera.

Tante grazie e miracoli vengono ricevuti attraverso la medaglia con l'effigie di Madre Provvidenza. Perciò, coloro che non la possedessero, la richiedano, e noi la manderemo molto volentieri.

Madre Provvidenza dal Cielo prega sicuramente per tutti Voi. Chiedete le grazie, e abbiate fede di ottenere quanto desiderate.

Vi saluto e benedico tutti con grande affetto.

                                                                Vostro

                                                                   Padre Luigi

 

Come aiutarci

 

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La gioia è una virtù preziosa

Voglio fermare i nostri pensieri e considerare una realtà che piace sicuramente a tutti: la gioia. Quando l’Angelo apparve ai pastori per annunziare loro la nascita di Gesù, disse: «Non temete: ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore» (Lc 2, 10-11).

Dice un proverbio: «Cuor contento il Ciel l’aiuta». San Paolo ci raccomanda di essere sempre contenti: «Gioite, ve lo ripeto ancora, gioite. La vostra gioia sia nota a tutti gli uomini». Nel Salmo 98 si legge: «Gridate, esultate con canti di gioia». La Madonna quando si incontra con S. Elisabetta esclama: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46). Il Profeta Isaia invita anche la natura e dice: «Gridate di gioia, o monti» (Is 49, 13). E nel Salmo 47 si legge: «Acclamate a Dio con voci di gioia». Nel libro della Sapienza c’è una raccomandazione tanto bella e significativa: «Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia» (Sap 2, 9).

Ascoltiamo ancora questi pensieri sulla gioia che ci possono aiutare nella nostra vita personale e sociale: «Per un cuore felice è sempre festa. La gioia riempie i cuori dei giusti. Un volto gioioso è indice di un cuore buono. La gioia del cuore è vita per l’uomo. Non abbandonarti alla tristezza perché quella ti porta alla morte; vivi invece nella gioia e avrai lunga vita. È bello essere collaboratori di gioia. Si sta volentieri vicino a chi è gioioso e possiede un volto sorridente. Dio ama chi dona con gioia. Cercate la gioia nel Signore. Servite il Signore nella gioia. La gioia ed il sorriso conquistano i cuori più induriti. La gioia aiuta a superare facilmente tutte le difficoltà della vita. Se sarai gioioso Dio abiterà in te. Dio si rispecchia in un cuore contento. La gioia ci aiuta ad amare meglio il Signore, e a ricevere da Lui maggiori grazie. Chi possiede Gesù non può essere triste, perché Lui è la fonte della gioia».

Quando pensiamo ai Santi ci troviamo di fronte a persone che sono state gioiose, anche se hanno avuto delle sofferenze. Si legge negli Atti degli Apostoli: dopo che i Discepoli furono bastonati perché annunziavano il Vangelo di Gesù, se ne andarono tutti felici di essere stati oltraggiati (cfr. At 5,41). Pensiamo al nostro amato Papa Giovanni XXIII, il quale attirò a sé tutto il mondo con il suo sorriso, anche se le sofferenze morali e fisiche non gli mancavano.

Disse un giorno un Medico: la prima medicina per guarire le malattie è la gioia. Non è detto che la gioia risolva tutti i problemi fisici, spirituali, morali ed economici, ma è almeno vero che ci aiuta a risolverli più facilmente, e soprattutto non permetterà che arriviamo alla disperazione, o addirittura al suicidio, come tante volte succede a chi non possiede la gioia.

Prima di concludere vorrei indicare uno dei mezzi più importanti e più efficaci per ottenere la gioia, la pace del cuore, la felicità, la serenità di spirito. Questo mezzo si chiama: Confessione. Chi si accosta alla Confessione con pentimento sincero, e con il proposito di evitare i peccati, sicuramente ottiene una gioia tale che cambierà la sua vita: da triste che era, diventerà la persona più felice di questo mondo.

Sforziamoci di sorridere, di sorridere sempre, e a tutti, soprattutto in casa nostra, e anche a coloro che ci fanno del male. Allora Gesù sorriderà a noi, soprattutto quando Lo incontreremo dopo morte, e ci accoglierà tra le Sue braccia per farci godere in eterno la Sua infinita gioia. La persona gioiosa è un riflesso del Paradiso, e tutti godono della sua compagnia.

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Chi è buono è amico di tutti

 

Chi vuol essere un vero Cristiano deve assolutamente impegnarsi a migliorare la propria vita, altrimenti si avvera quello che dicevano i Santi: «Non prògredi, règredi est: se non si migliora, si peggiora». Infatti, se non ci s’impegna a diventare più buoni, si diventa sicuramente più cattivi. Noi che amiamo il Signore, non vogliamo certo diventare più cattivi, ma più buoni, ogni giorno sempre più buoni.

Del resto noi crediamo, e ne siamo convinti fermamente, che, al termine della nostra vita, raccoglieremo quello che avremo seminato. Dice il proverbio: «Come si semina, così si raccoglie».

Come si fa a diventare più buoni? Occorre anzitutto l’impegno della propria volontà. Gesù stesso nel Vangelo dice: «Sforzatevi di entrare in Paradiso per la via stretta, perché pochi sono quelli che la percorrono». Certo che è difficile vivere bene, ma se uno vuole ci riesce, perché oltre al proprio sforzo c’è anche l’aiuto della Grazia di Dio. E la Grazia di Dio si ottiene attraverso la preghiera, la meditazione, la Comunione , la Confessione , la S. Messa , e tanti altri mezzi spirituali che sono a nostra disposizione. È necessario però anche il nostro sforzo, come dice un altro proverbio: «Aiutati che il Ciel t’aiuta». E Gesù ci dice ancora: «Se uno viene a Me, Io vado a lui, e con il Padre e lo Spirito Santo fisserò la mia dimora in lui»                     (Gv 14,23). Dunque è necessario il proprio sforzo, la buona volontà, l’impegno per migliorare la propria vita, altrimenti si rischia di non meritare neanche il Paradiso. Dio è sempre disposto ad aiutare i Suoi figli, ma prima vuole che ci sia da parte loro una buona disposizione a vivere secondo la Sua legge.

Si dice: «Anno Nuovo, vita nuova». Per noi la vita nuova deve essere caratterizzata da una virtù che piace molto sia a Dio, sia a tutte le persone di questo mondo. Tale virtù si chiama Bontà. Questa virtù, così dolce e preziosa, a volte è poco apprezzata.

Chi possiede la bontà è un vero figlio di Dio, perché Dio è la fonte della bontà, della carità, dell’amore. Pensiamo a quanto è buono con noi il Signore: quando ci pentiamo dei nostri peccati ci perdona sempre. Dio è ricco di bontà, di misericordia, lento all’ira e grande nell’amore, e così vuole che siano anche i Suoi figli. La bontà costruisce, e tiene unita in dolce armonia non solo la famiglia ma anche la società. Dove regna la bontà regna Dio, regna la pace, l’unione, la serenità, la collaborazione, il reciproco aiuto, e si è tutti contenti perché si va d’accordo anche nelle difficoltà e nelle sofferenze della vita. La bontà aiuta a risolvere i problemi familiari anche più difficili. Se nella nostra famiglia regnerà la bontà, prenderà dimora lo Spirito di Dio, e Lui benedirà le nostre azioni, il nostro lavoro, i nostri sacrifici, e sarà di protezione anche per la nostra vita. Perché tante volte per un nonnulla ci si arrabbia, ci si adira, si risponde male, si mette il muso, non ci si parla, non ci si guarda in faccia? Il motivo è perché manca la bontà. Dove non c’è bontà purtroppo succedono tante cose brutte: omicidi, suicidi, vendette, cattiverie, soprusi e altre cose cattive che tutti noi ben conosciamo.

Chi esercita la bontà troverà bontà da parte di Dio. Infatti Gesù ha detto: «La misura che usate con il vostro prossimo, sarà usata con voi in cambio» (Lc 6,38). San Paolo chiama questa virtù con il nome di carità. Ascoltiamo che cosa dice in una sua lettera scritta ai Cristiani di Corinto: «La carità è paziente, è benigna la carità, non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. La carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13,4-7). Scrive poi ai Cristiani di Efeso: «Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira. Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi in Cristo» (Ef  4, 31-32).

Ascoltiamo ora che cosa ha scritto Santa Bartolomea Capitanio nei suoi propositi: «Non mi lamenterò mai di alcuna cosa, non mi inquieterò mai per qualsivoglia occasione, non alzerò mai la voce, non mi farò conoscere di malumore o malinconica, ma sarò sempre di temperamento sereno. Mi occuperò dei miei doveri, e li eseguirò con esattezza e ilarità di volto. Volentieri mi eserciterò nei servizi domestici più umili, e cercherò sempre di non farmi servire dagli altri». 

Sforziamoci dunque di vivere sempre con tanta bontà, e così al termine della nostra vita saremo benedetti da Dio, e la nostra morte sarà beata e serena.

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San Policarpo, Vescovo e Martire

(La sua festa ricorre il 23 Febbraio)

Policarpo, discepolo degli Apostoli e Vescovo di Smirne, ospite di Ignazio di Antiochia, partì per Roma al fine di trattare con il Papa Aniceto la questione della Pasqua. Subì il martirio nell'anno 155, arso vivo nello stadio della città.

 

Lettera della Chiesa di Smirne sul martirio di San Policarpo.

Quando il rogo fu pronto, Policarpo si spogliò di tutte le vesti, e, sciolta la cintura, tentava anche di togliersi i calzari, cosa che prima non faceva, perché sempre tutti i fedeli andavano a gara a chi più celermente riuscisse a toccare il suo corpo. Anche prima del martirio era stato trattato con ogni rispetto, per i suoi santi costumi. Subito fu circondato di tutti gli strumenti che erano stati preparati per il suo rogo. Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «Lasciatemi così: perché Colui che mi dà la grazia di sopportare il fuoco, mi concederà anche di rimanere immobile sul rogo senza la vostra precauzione dei chiodi». Quelli allora non lo confissero con i chiodi, ma lo legarono.

Egli dunque, con le mani dietro la schiena e legato, come un bell’ariete scelto da un gregge numeroso, quale vittima accetta a Dio, preparata per il sacrificio, levando gli occhi al cielo disse: «Signore, Dio onnipotente, Padre del tuo diletto e benedetto Figlio Gesù Cristo, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto; Dio degli Angeli e delle Virtù, di ogni creatura e di tutta la stirpe dei giusti che vivono al tuo cospetto: io Ti benedico, perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest’ora di partecipare, con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la risurrezione dell’ani­ma e del corpo nella vita eterna, nell’incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo. Possa io oggi essere accolto con essi al tuo cospetto quale sacrificio ricco e gradito, così come Tu, Dio senza inganno e verace, lo hai preparato e me l’hai fatto vedere in anticipo, e ora l’hai adempiuto.

Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico insieme con l’eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto Figlio, per mezzo del quale a Te e allo Spirito Santo, sia gloria ora e nei secoli futuri. Amen».

Dopo che ebbe pronunciato l’Amen, e finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. Levatasi una grande fiammata, noi, a cui fu dato di scorgerlo perfettamente, vedemmo allora un miracolo, e siamo stati conservati in vita per annunziare agli altri le cose che accaddero.

Il fuoco si dispose a forma di arco a volta come la vela di una nave gonfiata dal vento, e avvolse il corpo del martire come una parete. Il corpo stava al centro di essa, ma non sembrava carne che bruciasse, bensì pane cotto, oppure oro e argento reso incandescente. E noi sentimmo tanta soavità di profumo, come di incenso, o di qualche altro aroma prezioso.

 

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L’umiltà è la porta sicura per il Paradiso

Siamo giunti alla Santa Quaresima, tempo di penitenza, di meditazione, di raccoglimento, di silenzio, di preghiera, di intensa unione con Dio e di rinnovamento spirituale della nostra vita.

Se vogliamo però che questa Quaresima porti maggior frutto, fermiamoci per qualche minuto a riflettere su di una virtù assai importante, e che cercheremo di praticare soprattutto in questo tempo sacro: la virtù dell’umiltà.

Questa virtù però è poco capita, o addirittura da molti disprezzata. Non si vuol neppur sentirne parlare, perché è considerata una distruzione della propria dignità e personalità. Invece Gesù ci dice: «Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso» (Mt 16, 24), cioè, faccia morire il proprio io, e accetti anche la distruzione della propria persona come ha fatto lui. E arriva al punto di dire che dobbiamo gioire quando gli altri ci disprezzano, ci calunniano, ci umiliano, ci trattano male, ci offendono anche con parolacce o insulti. Dice infatti: «Beati Voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno, e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei Cieli» (Mt 5, 11-12).

Gesù però non ha solo insegnato, ma ce ne ha dato anche l’esempio. Per nostro amore infatti si è lasciato distruggere totalmente, come dice S. Paolo nella lettera scritta ai Filippesi: «…pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la Sua uguaglianza con Dio, ma spogliò Se stesso, assumendo la condizione di servo, e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana umiliò Se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2, 6-8). Quindi si è umiliato fino a lasciarsi uccidere e appendere su di una croce. Che esempio grande per noi, che tante volte ci arrabbiamo quando uno ci offende, e quando le cose non vanno secondo i nostri gusti. C’è scritto anche nel libro dell’Imitazione di Cristo: «Ama nesciri et pro nihilo reputari: ama essere sconosciuto e considerato un nulla dagli uomini».

Beato chi non si vanta, chi non tiene conto della stima degli uomini, della gloria, degli onori, degli applausi, perché sa che non valgono nulla, e ha capito che tutto è vanità delle vanità, fuorché amare Dio e servire Lui solo, come dice l’Imitazione di Cristo. Siamo talmente piccoli e poveri che da un momento all’altro potremmo trovarci in una bara. È vero! L’uomo è un soffio: oggi c’è, e domani potrebbe non esserci più. Sta scritto nei Salmi 38, 61 e 143: «Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra è l'uomo che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga».

Tutti i Santi hanno tenuto in grande considerazione la virtù dell’umiltà, tanto da desiderare di essere disprezzati dagli uomini per amore di Dio. Ricordiamone alcuni: San Giovanni di Dio fece di tutto per essere creduto matto. Venne quindi messo in manicomio, e quando gli infermieri lo bastonavano, (tale era il metodo che usavano allora per tenere calmi i matti), lui diceva: «Picchiate, picchiate! Picchiate più forte!». Quelli non se lo facevano dire due volte, e così giù bastonate su quel povero uomo. Allorché però si accorsero che faceva apposta, lo rimandarono libero, e allora Lui diede inizio ad una Congregazione denominata «Fatebenefratelli», proprio per aiutare i malati. Ricordiamo anche San Francesco d’Assisi. Prima di iniziare il suo Ordine rinunciò a tutte le ricchezze, e passava di casa in casa a chiedere un pezzo di pane sopportando dure umiliazioni. Lui affermava che bisognava sottoporsi al disprezzo degli altri per godere perfetta letizia. Egli stesso, per diventare santo, si fece passare per matto. Un altro esempio l’abbiamo in Santa Francesca Romana, la quale, per ben quindici anni, sopportò le ingiurie, le umiliazioni e le cattiverie da parte della sua Nuora. Chi di noi avrebbe questo coraggio? Ora però Lei gode la felicità eterna in Paradiso per aver sopportato tutto umilmente. 

Pensiamo all’umiltà della Madonna: Dio L’ha scelta come Sua Mamma proprio perché era umile. E San Giuseppe non ha forse esercitato l’umiltà quando prese come sposa Maria, pur sapendo che era già incinta?

Gesù ci ammonisce che dobbiamo diventare semplici e umili come i bambini, se vogliamo entrare nel Regno dei Cieli. Dice infatti: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini non entrerete nel regno dei Cieli» (Mt 18,2). Senza umiltà in Paradiso non si va. L’Apostolo San Pietro scrive: «Dio resiste ai superbi, ma dà la grazia agli umili» (1Pt 5, 6). E nel Salmo 18 sta scritto: «Tu salvi il popolo degli umili, ma abbassi gli occhi dei superbi». L’umile è la persona più gradita a Dio, e su di lui volge il Suo sguardo di predilezione. Sono gli umili che assomigliano di più a Dio. Chi è umile sa di essere un nulla, e perciò non si gloria, non si vanta, e riconosce d’aver ricevuto da Dio tutto ciò che possiede: vita, salute, ricchezza. L’umiltà è la porta attraverso la quale passano tutte le virtù. Chi la possiede diventerà sicuramente santo. «Dio incorona gli umili di vittoria» (Sal 149,4). L’umile piace a tutti, e sarà benedetto da Dio in vita e in morte.

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L'imitazione di Cristo

Libro I – cap. 8

L'ECCESSIVA FAMILIARITÀ

 

1. Riserbo con tutti.

Non aprire il tuo cuore ad ogni uomo, ma tratta le tue cose con chi è saggio e timorato di Dio. Conversa di rado con gente frivola e con estranei.

Non adulare i ricchi, e non voler apparire volentieri alla presenza dei grandi. Sta' in compagnia con gli umili e i semplici, con i devoti e gli onesti, e tratta di cose edificanti.

Non avere familiarità con alcuna donna, ma tutte le donne virtuose raccomandale senza distinzione a Dio. Non desiderare altra familiarità che con Dio e gli Angeli Suoi, ed evita la conoscenza curiosa e pettegola della gente.

 

2. Fuggi la familiarità.

La carità va usata con tutti; la familiarità, invece, non è conveniente.

Alle volte accade che una persona, non conosciuta da vicino, risplenda per bella fama; e poi, al vederla, diminuisce l'impressione favorevole. Talora ci pare che potremmo diventar cari agli altri con la nostra intimità; e, invece, cominciamo allora a riuscire spiacevoli, quando si notano i nostri difetti.

 

Beata Vergine del Rosario della Divina Provvidenza

provvedi per noi,

e per tutti coloro che si raccomandano alle nostre preghiere.

 

 

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Dagli scritti di Madre Provvidenza

(dettati da Gesù)

 

 

Scrivi figlia, scrivi per il tuo Signore, l’ore dell’amore.

Dalle 7 alle 8 dell’alba a volger lo pensier al Padre in Trinitade assiso, creator e gubernator de lo gregge bianco e negro.

Dalle 8 alle 9, convien volger l’amor al creato ne le creature, ed unirvi il cuore a l’amor de l’umiltade del peccator, e all’amor del serafino, che di simil profumo è arida la terra.

Dalle 9 alle 10 vale vocar la Madre di sto Signore che il fiat d’ancilla respose.

Dalle 10 alle 11 vale vocar lo nascituro di sì gran Madre, sto Cuore Bimbo, sempre Bimbo, per esser intrato nell’aere.

Dalle 11 alle 12 si convien pensare nell’amore dell’Amor che prepara il pasto al verme più inverecondo, e di penitenzia e digiuno sfama l’umile.

Dalle 12 alle 13 vale bene adorar in riposo il Dio, par rispetar lo corpo.

Dalle 13 alle 14 conviene pensar a l’amor che li frati van raminghi per le vie storte.

Dalle 14 alle 15 vale pensar all’amor del tuo Signore, sto Provvido Cuore di Misericordia.

Dalle 15 alle 16 convien amar in sul calvario.

Dalle 16 alle 17 vale rinovar li voti e le offerte.

Dalle 17 alle 18  convien invocar lo Paracleto.

Dalle 18 alle 19 è ben por riposo par li bisogni de lo corpo e amar l’Amor.

Dalle 19 alle 20 vale amar par tutto lo monachesimo e vescovado.

Dalle 20 in dopo, par notte veglia o riposo vale amar,      amar.

E quando vocar in sacrifizio? Quando in prece unita? Semper vocar in amor. Amar è vocar.

E quando parlar con sto Signore? Semper, quando sto Signor vi voca.

Vi voglio in sacrifizio unito, in famiglia unita, in mensa unica.

Lo braccio destro non porrìa star staccato dallo sinistro e il cuore non porrìa funzionar par tutto lo corpo, in metà par un, e metà par l’altro corpo.

Bussate. In union vi voglio, in amor di prece, di amor, di mensa, di candor, di canto, di sol, di gaude.

Addio figlia e figlio amato. Beato tu per aver accettato la figlia de la mia passione, che mai, cuor di creatura simil, cuor tuo pensava.

O sì, qual più d’un figlio porrìa amar la madre sua?

È in carne e in sangue e in spirto tuo, signata. Non di voluntade, ma d’amor mio tu l’hai teco. Addio.

(Parole dettate dal Provvido Cuore Misericordioso di Gesù Appassionato ad Anna Maria Andreani. Cornale, notte tra il 20 e il 21 Novembre 1971. In fede, P.Luigi Graziotti).

 

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Scrivi figlia, scrivi per il tuo Signore, l’ore dell’amore.

Gesù, durante questo colloquio con Anna Maria, suggerisce come trascorrere la giornata, e come vivere meglio il nostro amore verso di Lui. Poi elenca le varie ore, durante le quali è bene pensare a qualche mistero, e adorare, e amare più intensamente il Signore.

Dalle 7 alle 8 dell’alba a volger lo pensier al Padre in Trinitade assiso, creator e gubernator de lo gregge bianco e negro.

Durante quest'ora siamo invitati a pensare al Padre Celeste, al Figlio e allo Spirito Santo. Dobbiamo pensarLo come Creatore e supremo Padrone sia delle persone buone come di quelle cattive (gregge bianco e negro).

Dalle 8 alle 9, convien volger l’amor al creato ne le creature, ed unirvi il cuore a l’amor de l’umiltade del peccator, e all’amor del Serafino che di simil profumo è arida la terra.

In quest'ora Gesù ci invita a pensare a tutto l'universo e alle cose in esso contenute: astri, pianeti, esseri animati e inanimati. Poi ci raccomanda di pregare per i peccatori, pensando a quale bassezza si sono ridotti (l’amor de l’umiltade del peccator). E infine a pensare all'amore puro che i Serafini hanno, e del quale la terra è ormai priva e addirittura senza (è arida la terra).

Dalle 9 alle 10 vale vocar la Madre di sto Signore, che il fiat d’ancilla respose.

In quest'ora è bene pensare alla Madonna, e pregarLa perché ha ricevuto l'annuncio dell'Angelo, e Lei rispose il Suo Sì. In questa frase c'è una vera rivelazione: significa che l'Arcangelo Gabriele è apparso a Lei proprio in quest'ora, cioè alle ore dieci.

Dalle 10 alle 11 vale vocar lo nascituro di sì gran Madre, sto Cuore Bimbo, sempre Bimbo, per esser intrato nell’aere.

Gesù ci invita a pregarLo sotto le sembianze di Bambino, perché è in quest'ora che si è incarnato (intrato nell’aere) nel seno di Maria SS.ma .

Dalle 11 alle 12 si convien pensare nell’amore dell’Amor che prepara il pasto al verme più inverecondo, e di penitenzia e digiuno sfama l’umile.

Gesù ci invita a riflettere con amore al fatto che Lui, l'Amore Supremo, prepara il cibo anche al più piccolo e disprezzato degli animaletti, cioè il verme. Invece per la persona piccola e povera, il cibo è fare digiuno e penitenza (di penitenzia e digiuno).

Dalle 12 alle 13 vale bene adorar in riposo il Dio par rispetar lo corpo.

Gesù suggerisce di adorare il Signore mentre ci si riposa nel corpo.

Dalle 13 alle 14 conviene pensar a l’amor che li frati van raminghi per le vie storte.

Durante quest'ora è opportuno pensare all'affetto (l'amor) disordinato con il quale le persone (frati) vanno a cercare le soddisfazioni e i piaceri della carne.

Dalle 14 alle 15 vale pensar all’amor del tuo Signore, sto Provvido Cuore di Misericordia.

Gesù ci suggerisce di pensare, durante quest'ora, all'amore che ha avuto per noi. Qui il riferimento, anche se è solo sottinteso, è rivolto alla Sua morte in croce. Poi Gesù si definisce Provvido Cuore di Misericordia, perché è attraverso il Suo amore che ha provveduto a redimerci.

Dalle 15 alle 16 convien amar in sul Calvario.

È naturale riflettere, durante quest'ora, alla Passione e Morte di Gesù, e pensar di trovarci lassù, in cima al Calvario, accanto a Gesù che soffre e muore.

Dalle 16 alle 17 vale rinovar li voti e le offerte.

Gesù chiede che in quest'ora si rinnovino i voti da parte di coloro che li hanno emessi, e anche le offerte. Per offerta qui s'intende di offrire a Gesù se stessi, i propri peccati, le intenzioni e le preghiere.

Dalle 17 alle 18 convien invocar lo Paracléto.

Durante quest'ora invochiamo lo Spirito Santo recitando il Veni Creator, o altra preghiera spontanea. Gesù vuol farci capire come è importante pregare lo Spirito Santo, perché è la fonte della nostra vita di grazia, e quindi della nostra santità.

Dalle 18 alle 19 è ben por riposo par li bisogni de lo corpo e amar l’Amor.

Eccoci giunti al termine della giornata, e allora Gesù, sapendo che il corpo è stanco a causa del lavoro, raccomanda di mettere a riposo anche il nostro corpo oltre alla mente. Tuttavia raccomanda di espandere il nostro cuore nel ripetere spesso che Gli vogliamo bene, e che vogliamo ricambiarGli l'amore con tutto il nostro cuore (amar l’Amor).

Dalle 19 alle 20 vale amar par tutto lo monachesimo e vescovado.

Gesù ci raccomanda di trascorrere quest'ultima ora riparando alla mancanza di amore da parte delle anime consacrate (preti, frati e suore), e dei Vescovi. Se Gesù è giunto a dire questo, significa che ce n'è proprio bisogno. Lui, dal Paradiso, conosce bene quanti sono coloro che Lo amano veramente, e coloro che sono freddi nei Suoi confronti. Perciò offriamoGli spesso il nostro amore, per supplire a coloro che non si ricordano mai di rivolgerGli il loro pensiero.

Dalle 20 in dopo, par notte, veglia o riposo, vale amar,      amar.

Durane tutta la notte, dice Gesù, dal nostro cuore deve sgorgare tanto amore, sia che vegliamo, sia che dormiamo. Ognuno di noi, prima di coricarsi, può dire benissimo: «Gesù ti amo tanto, e intendo amarti per tutte le ore di questa notte».

E quando vocar in sacrifizio? Quando in prece unita? Semper vocar in amor. Amar è vocar.

Gesù si fa una domanda, come se fossimo noi stessi a formularla. In pratica si chiede quando si deve celebrare la S. Messa (vocar in sacrifizio), e quando ci si deve riunire per pregare (in prece unita). Risponde che non ci deve essere un tempo stabilito per pregare o per celebrare. Ma sempre, durante tutto il giorno si deve pregare, ed esprimere al Signore il nostro amore. Così il nostro amore diventa preghiera (Amar è vocar).

E quando parlar con sto Signore? Semper, quando sto Signor vi voca.

Gesù ci dice che si può parlare con Lui tutto il giorno, sempre, e non soltanto in certi momenti. Riafferma così quanto aveva già detto nel Vangelo, quando raccomandò di pregare sempre, e non smettere mai. Tutta la nostra vita dev'essere una preghiera continua. Veramente chi ama davvero il Signore, dovrebbe avere il pensiero e il cuore rivolti sempre a Lui, come facevano i Santi. Anche se mentre lavoriamo muoviamo la nostra bocca per recitare delle preghiere o giaculatorie, e non possiamo riflettere su quanto diciamo, non importa: la nostra preghiera vale ugualmente, perché è la nostra volontà che stabilisce il suo prezioso valore.

Vi voglio in sacrifizio unito, in famiglia unita, in mensa unica.

A Gesù piace molto l'unione dei cuori. Cioè, vuole che preghiamo insieme, viviamo insieme, e anche che stiamo insieme quando consumiamo i pasti. Infatti ha detto nel Vangelo che quando due o più sono riuniti nel Suo nome, Lui è in mezzo a loro. Però, la condizione affinché Lui possa essere in mezzo a noi, è possedere il vero amore, quello che si fonda in Lui e non nelle creature.

Lo braccio destro non porrìa star staccato dallo sinistro, e il cuore non porrìa funzionar par tutto lo corpo in metà par un e metà par l’altro corpo.

Gesù fa un paragone per sottolineare l'importanza dell'unione dei cuori, e anche dello stare insieme di molte persone. Dice che è necessaria questa unione come è necessario che una persona abbia le due braccia, e che il cuore suo funzioni per tutto il corpo. Diversamente non sarebbe una persona perfetta, ma monca: mancherebbe di qualcosa di indispensabile alla sua integrità.

Bussate. In union vi voglio, in amor di prece, di amor, di mensa, di candor, di canto, di sol, di gaude.

Gesù ci raccomanda nuovamente di chiedere (bussate) ai miei Superiori di lasciarmi uscire dalla Congregazione per poterne iniziare un'altra da Lui stesso voluta. A questa raccomandazione aggiunge le motivazioni: è perché vuole che viviamo insieme per poter amare meglio la preghiera, vivere meglio il Suo Amore, vuole che stiamo insieme anche nel consumare i pasti, e soprattutto per poter vivere in un ambiente di paradiso, che è formato di purezza (candor), di canto, di luce (di sol) e di allegria.

Addio figlia e figlio amato. Beato tu per aver accettato la figlia de la mia passione, che mai, cuor di creatura simil, cuor tuo pensava.

Gesù ci porge il Suo saluto di addio. Ma prima di andarsene mi rivolge la Sua parola per dirmi che son fortunato, perché ho accettato di vivere vicino ad una persona speciale, che è figlia della Sua Passione, e che il mio cuore non avrebbe mai immaginato di trovarmi vicino ad una creatura così grande.

O sì, qual più d’un figlio porrìa amar la madre sua?

Gesù con questa espressione intende riaffermare ciò che ha detto tante volte in passato: e cioè, che Anna Maria, la futura Madre Provvidenza, era la mia mamma, mamma del mio Sacerdozio.

È in carne e in sangue e in spirto tuo, signata. Non di voluntade, ma d’amor mio tu l’hai teco. Addio.

Con queste parole Gesù intende dire che Anna Maria è stata impressa in tutta la mia persona. Ma ciò non è dipeso dalla mia volontà, ma solo dal Suo amore divino. Ecco perché posso aver accanto a me una simile creatura.

Annamaria in estasi. Cucina di Cornale come era originariamente

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Carissimi, per favorire la causa di beatificazione di Madre Provvidenza, Vi chiediamo di mandarci le Vostre testimonianze e impressioni su di Lei. Tali testimonianze possono riguardare i Vostri incontri con lei, gli aiuti spirituali, le grazie, o i miracoli, ricevuti tramite la Sua intercessione. Possono scrivere delle testimonianze anche coloro che non l'hanno mai conosciuta, ma che hanno ricevuto qualche beneficio spirituale o materiale.

Tali testimonianze verranno conservate nei nostri archivi, in attesa che si apra la causa di beatificazione. Più testimonianze avremo, e più sarà facile ottenere il riconoscimento delle Sue eroiche virtù, e così arrivare alla Sua glorificazione.

Ringraziamo in anticipo tutti coloro che vorranno corrispondere a tale invito. Non preoccupateVi di come Vi esprimerete in italiano: potete scrivere anche in dialetto, se volete. L'importante è sapere qual è la virtù di Madre Provvidenza che avete voluto sottolineare nella Vostra testimonianza. Coloro che l'hanno conosciuta possono esprimere anche le impressioni che avessero riportato durante il loro incontro con Lei.

Vi ringrazio, Vi benedico e saluto di cuore.

                                                                                  P. Luigi

 

 

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