Febbraio 2004
«O Gesù, per volontà della Vergine dell’Equilibrio Santo, ottieni alla Tua Chiesa libertà di spirito»
La pace del Signore sia con tutti Voi e con le vostre Famiglie. Siamo ormai giunti alla Pasqua. Mentre facciamo il ricordo della passione, morte e risurrezione di Gesù, pensiamo a come si trova la nostra anima. Possiede la Grazia di Dio, oppure è in peccato mortale? Se è in peccato mortale ecco l’occasione per rimetterla in pace, e ridonarle la vita divina: una bella Confessione fatta con sincera umiltà, ricordando il precetto della Chiesa che dice: «Confessarsi una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua». Lo osserviamo questo precetto? Lo sappiamo che, se la nostra anima è in peccato mortale, è in pericolo ogni istante di piombare nel fuoco dell’inferno e di non uscirne mai più? Noi siamo troppo faciloni su questo, e non ci pensiamo quasi mai, o addirittura mai. Viviamo come se non avesse importanza l’essere o no in Grazia di Dio, e invece è la cosa più necessaria, direi più indispensabile della vita. Immaginate una persona sospesa per aria che è legata ad un filo, e sotto di lei ci sia fuoco, e che da un momento all’altro potrebbe rompersi quel filo e cadere nel fuoco. Così è l’anima in peccato mortale. Gesù ci ha messo in guardia quando ha detto: «Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate» (Lc 12,40). E la stessa cosa la dice nel Vangelo di S. Matteo: «Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’uomo verrà». Quanti muoiono improvvisamente ogni giorno in tutto il mondo. Potrebbe capitare anche a noi la stessa cosa. E allora mettiamoci subito a posto se non lo siamo, perché dal fuoco dell’inferno più nessuno ci potrà tirar fuori se ci caschiamo. Se invece moriremo in Grazia di Dio, allora saremo salvi per sempre. Buona Pasqua a tutti.
Vostro aff.mo Padre Luigi
Il Giardino Spirituale (4^ e ultima puntata)
(Gesù parla a Madre Provvidenza). Sì figlia, Io ti ho concesso questa vocazione trinitaria: trinitaria com'è il mistero trinitario, e come è in ogni Persona Divina. Quindi, come in Me c'è questo mistero, così in Me c'è il mistero gaudioso, doloroso e glorioso. Sì, tu nella tua giornata vivrai questi tre misteri. Li vivrai a tal punto che chi ti vedrà nel volto di carne vedrà il Mio volto di spirito. Ed ora figlia ecco come li devi vivere. Il mistero gaudioso lo vivrai nella gioia, comunicando la gioia. Il mistero doloroso lo vivrai soffrendo tutti i dolori della Mia Passione, come tu Mi hai promesso quando hai accettato il patto che abbiamo fatto, e Io ti darò la forza. Soffrirai in silenzio, e solo al tuo Padre Spirituale aprirai il cuore. Lui deve sapere tutti i tuoi dolori, come deve pure conoscere tutti i Miei desideri. Le orecchie di coloro che sino ad ora sono state chiuse ai Miei dettati, s'apriranno al suono delle Mie trombe. Il mistero glorioso lo vivrai crescendo sempre più nell'amore e nella perfezione, così che il Mio Cuore trovi in te l'amore che Mi manca dagli altri uomini. Ritornando al primo stadio della contemplazione infusa specifica, che è lo stadio meraviglioso in cui in linea generale si vive il mistero doloroso, a questo stadio appartengono solitamente certe vittime di privilegio. Poi viene il secondo stadio per via inferiore, ma sempre grande, delle anime dotate di contemplazione affettiva. Queste anime mi danno tanto amore. Raccomanda però a queste anime che non cerchino il gusto nella contemplazione, che non tralascino le altre pratiche di lavoro e di pietà per venir a farmi compagnia. Compagnia me la possono fare dappertutto, perché Io Sono, dappertutto, il grande assetato di Amore. Figlia del Mio Cuore Provvido di Misericordia, quanto ti amo! Ti amo perché Mi ami, ti amo perché ami il Padre Mio, e il Padre Mio Mi ama in te, per te e con te. Ti amo perché Mi fai amare. Ora continuo a farti scrivere le bellezze che stanno al centro del Mio Cuore, che sono le mansioni d'onore che tu ben giustamente chiami stadi. Lo stadio più inferiore di perfezione è la contemplazione attiva. Sarebbe cioè l'inizio dell'anima alla contemplazione. Questo stadio solitamente appartiene, come contemplazione acquisita al più delle anime. Queste anime hanno bisogno di non elevarsi in superbia, di non credersi più in santità delle altre, poiché tutto quanto di divino avviene in un'anima, come lo stesso bene che ella compie, è propriamente opera dell'Altissimo Iddio Buon Signore. Queste anime in linea generale sono chiamate a vivere il mistero gaudioso, nel quale esse devono sforzarsi di tramutarsi sempre più in Me per arrivare alla contemplazione del grado a cui il mio Padre Celeste le chiama. È lì che, quando l'anima è giunta allo stadio di solida permanenza, riposa in Cristo e Cristo in lei, col Padre e con lo Spirito Santo, per formarsi la sua eterna dimora. Ecco figlia, quel Cristo sono Io, il Tuo Gesù, l'atteso dai cuori freddi, duri e insensibili. La tua mano è fredda figlia, e sei pure stanca, ma ti prego aiutaMi ancora, perché voglio che presto questo Mio Cuore si sia vuotato in te. Voglio che tu Mi costruisca tabernacoli. È questa la missione che il Padre ha messo nel Mio Cuore per te, canale della Mia misericordia. Oh, come le anime a Me più care sono lampade tremolanti e spente! Vuoi tu figlia accenderle e riparare le ingratitudini che rendono agli occhi del Padre? Io venni per intercedere presso il Padre, ma esse non Mi conobbero, Mi diedero a morte dopo che Io celebrai la Mia Messa per loro, specie per loro. Ma la Mia Messa che lasciai loro come rinnovazione col pane e col vino non si riferiva solo a questo Mio Corpo e Mio Sangue, ma nel «Fate questo in memoria di Me» volevo alludere a voler essere simili a Me, a voler celebrare come Me, come Io celebrai, con l'annientamento di Me, attraverso la morte in croce. Io allusi più volte all'ultimo posto, ed invece esse cercano sempre il primo. Ma non è così che si celebra con Me. Queste anime celebrano la loro condanna eterna. Già è mattino. L'aurora ritorna. Il sole s'avanzerà, ma le Mie lampade resteranno spente, e con l'avanzar della notte si faranno ancor più nere agli occhi del Buon Signore. Figlia Mia diletta, Io ti amo: amaMi e famMi amare. CostruisciMi tabernacoli presto, presto figlia. Io ti aiuterò. Io ti sosterrò, Io ti conforterò. Che differenza passa tra contemplazione acquisita e infusa? Bene figlia, tu lo sai che chi è dotato di contemplazione infusa, prima che conosca Dio già è una cosa sola in Lui, e questo avviene nel Sacramento del Battesimo. Ma non è detto che queste anime rarissime non debbano soffrire e sentire il peso dei loro peccati. Tu bene sai quanto hai sofferto e quanto soffri. Quando l'anima contemplativa è dotata di contemplazione infusa, non fa fatica ad essere buona, ma soffre eccessivamente perché vede l'anima di Gesù, e si sente da Lui attratta ad assomigliarGli, ad avvicinarsi sempre più a Lui. Sì, è Lui che lavora in lei, ed appunto perché è Lui, tante volte non permette che quest'anima non pecchi, ma la lascia talvolta nel buio perché cada e capisca la sua fragilità. Le sofferenze spirituali di quest'anima sono inconcepibili. Quest'anima vede il Cuor di Gesù che soffre, ed essendo infusa in Lui sente quanto Lui soffre, desidera quanto Lui desidera per le anime, e ciononostante si vede tanto imperfetta lei stessa, e non riesce ad essere più buona. Non pensino certuni che per certe anime tutto sia facile. Attenzione: Dio, essendo giusto, a chi più dona più chiede. L'anima della contemplazione infusa soffre le pene, tutte le pene del Corpo Mistico di Cristo. Le pene fisiche: solitamente non c'è anima di tal genere che abbia parte del corpo che non le dia dolore. Le prove morali: soffre le incomprensioni più dolorose, di tutte le specie. Le prove spirituali: soffre la pena del peccato e del peccatore, e questa è la più grande. Ma alcuni dicono: ma se tali anime si sono sentite già allo stato di solida permanenza, quale lavoro hanno da fare per progredire? Nello stato di solida permanenza non c'è affatto nulla da fare. Pensate ad una stanza che dovete pulire. Per quanto si pulisca c'è sempre da pulire in qualche angolino, e poi c'è sempre da lucidare. E ogni giorno nuova polvere arriva da spolverare. E, se un giorno non si spolvera, il giorno dopo la polvere si fa più densa, e se penetra nelle fessure difficilmente senza umiltà si leva. Come è nell'ordine materiale così è nello spirituale. Anche la contemplazione acquisita ha le sue pene, soprattutto lo sforzo della fedeltà all'Amore. Dio è giustizia infinita, e non è Lui che fa il santo, ma è l'uomo che si fa santo. Non è Lui che fa un santo più grande di un altro santo, ma è l'uomo che santifica se stesso attraverso la grandezza della sua volontà e del suo sforzo. Dice bene Sant’Agostino: «Dio poté creare l'uomo senza l'uomo, ma non può salvare o santificare l'uomo senza l'uomo». Perciò la nostra santificazione e il grado della nostra santificazione spettano a noi. Ma allora perché alcuni dicono: «Il Signore a me non ha dato doni per arrivare ad un certo grado di unione con Lui, ed allora io non potrò farmi santo». Dio disse a tutti: «Siate santi, come è santo il Padre vostro che sta nei Cieli». Così dicendo voleva riferirsi a tutti in generale, e a tutti voleva riferire la santificazione di privilegio. «È più grande allora - così mi chiese un giorno una pia donna - la santità di una povera mamma o di un Sacerdote?». Sta scritto nell'Imitazione di Cristo che non spetta all'uomo star ad indagare sulla grandezza e sulla differenza di santità dei santi, perché i santi sono tutti uguali per Dio. Lui, giudicandoli attraverso i doni e i talenti dati, giudicherà il rendimento, e darà la paga di santità. Certo, a chi ha dato poco non può pretendere come a chi ha dato di più. Allora alcuni potrebbero dire: «A me allora non sarà concesso di condividere proprio con Cristo le Sue intimità». No! Cristo è giustizia infinita, e le intimità con Cristo non sono altro che patire gioiosamente con Lui. Quando certe anime mediocri arriveranno a capire questo, non si perderanno più in inutili sofisticazioni, ma si abbandoneranno a Dio Padre, Fratello e Vita di tutte le sue creature. Lui solo comprende, conosce, misura, giudica in proporzione, pesa e dà il giusto valore ad ogni cosa. Tutto è Amore, ed ogni anima fa parte del giardino fiorito dell'Amore di Dio che è bontà ed onniscienza infinita. Questo deve bastare a rendere sazio il cuore dell'uomo in qualunque stadio lui si trovi. Quando l'uomo sa di essere nella luce, tutto dipende dal suo sforzo. La forza viene da Dio quando trova nell'uomo lo sforzo. Amiamo l'Amore, amiamoci nell'Amore, facciamo amare l'Amore. Bene figlia. Continuerai a scrivere leggendo le meraviglie che la Trinità SS.ma opera nell'anima dell'uomo. AmaMi figlia e non dimenticarMi mai. Io sono sempre il tuo Gesù, il Provvido Cuore Misericordioso di Gesù Appassionato. CostruisciMi tabernacoli figlia. Il Padre tuo lo sa che questa è la tua missione. Quando l'anima è imbevuta dell'unione beatifica di Dio, Dio si centralizza in quell'anima, familiarizzandosi con lei nelle Tre Persone. E l'anima non sarà più sola. Sentirà una compagnia soprannaturale che la sosterrà in tutte le sue prove quotidiane. Non sarà più lei che soffre e che lotta, ma Dio in lei. Quell'anima dovrà accendersi e accendere. La Trinità: è questa la famiglia di ogni anima amante. Ogni anima di ogni stadio può e deve vivere insieme alla Trinità. Dice Gesù nel Vangelo: Se qualcuno viene a Me, io vado a Lui e col Padre e con lo Spirito Santo lì fisserò la Mia dimora (cfr. Gv 14,23). Infatti Gesù non dice: se il santo viene a Me, ma qualunque anima. Proprio da qui si vede come Dio è, con l'uomo, imparziale. Certo, l'anima che vive in uno stato unitivo ha percezioni superiori in questa unità. Se l'anima di stadi inferiori ha percezioni per farsi santa, cioè ha tutti i lumi per conoscere ed imparar ad amare sempre meglio il Signore, l'anima di unione contemplativa invece riceve le cognizioni anche per quelle anime che sono state legate alla sua santificazione. Quali aiuti dà il Padre? A tutte le anime dona la paternità, la provvidenza, il sostegno. Ad alcune anime dà il potere della Sua paternità. La direzione delle anime è un potere che il Padre dona ad anime particolari e glielo conferisce per ragioni di apostolato. Quali aiuti dà il Figlio? Il conforto, l'esempio, il cibo, cioè il nutrimento quotidiano dell'anima che è il Suo Corpo, e questo a tutte le anime. A certe anime dà lo scambio della Sua Divinità, crocefiggendole sulla Sua stessa Croce, perché nel volto di queste anime i fratelli vedano il Suo volto. Qual è l'aiuto dello Spirito Santo? La forza per vivere in grazia, che concede a tutte le anime, e parte dei Suoi sette doni per aumentarla. Ma a qualche anima conferisce, oltre a questi, i Suoi doni: o tutti, o uno, o qualcuno, in entità più o meno elevate. Infatti sta scritto che a uno può venir conferito il dono di guarire i corpi, all'altro le anime, all'altro di predicare, all'altro di conoscere, all'altro di leggere gli spiriti, all'altro di mettere in fuga i demoni, ecc. Chiniamoci ed adoriamo il Mistero Trinitario che sta in ognuno di noi. Se ogni anima pensasse che in lei c'è un tabernacolo, non lascerebbe raffreddare così tanto la lampada del suo cuore, ma vigilerebbe come le vergini prudenti del Vangelo. Se ogni anima imparasse a guardar nel suo interno per incontrarsi con Cristo, col Padre, e con lo Spirito Santo, come il mondo sarebbe davvero una chiesa, un tabernacolo, e l'uomo, su qualunque lavoro si trovi, sarebbe sempre in compagnia di Dio! «Imparate da Me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Sì, Gesù invitò l'uomo ad andare da Lui, proprio perché Lui invitasse le altre due Persone ad andare nell'uomo, e formare una famiglia. Allora il Sacerdote, la suora, l'anima che si crede pia, non direbbe più: «Mi sento solo, mi sento sola». Questa solitudine è effetto di sentimento. Dio non è sentimento: è fede, è amore. Ed anche quando nasconde il Suo volto dietro la porta dei nostri sensi, è solo perché vuol rendere l'uomo, vero uomo. Pur essendo l’uomo fatto di sensi, i suoi sensi non devono offuscare la ragione, e tanto meno annientare la fede. Dio è Verità, Dio è Amore. Gustate e vedrete quant' è buono il Signore!
Suor Maria Maddalena del Divin Martirio (Madre Provvidenza)
dettata da Gesù a Madre Provvidenza
Nel
Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Io Sono il Provvido Cuore
Misericordioso di Gesù Appassionato.
A te, Crocifissa, farò
vedere tutti li Miei quadri, e tu li porrìa ridir come li vedi in
figura; li porrìa e li doverìa ridir par primo al Mio Pastore, par
secundo a li Miei Vescovi, par terzo a li Miei Consacrati, e a le Figlie
de li Conventi, par quarto a li alme che Mi amano, par quinto a li
peccator che non Mi cognoscono.
Amata, tu doverìa par la
prima, dopo li seculi de la Mia Morte, riveder li quadri de la Mia
Passione, perché sti dol li doverìa passare tutti ne lo tuo corpore,
ne la tua alma, ne lo tuo core.
Crocifissa, ridir tu vorrìa
quel che Io ti farìa veder, e ripeter quel che sto Core ti ha dittato
su li fogli; che ne le Chiese che ripeter si farìa sti passi de la Mia
Passione, li grazie verian par li tuoi dol, o mia Crocifissa, che in su
sta terra fai ripeter li Miei dol. PRIMO
QUADRO
Questo è il primo quadro
de la Mia Passione.
Tu doverìa ridir quel che
tu vedi: Io vedo Gesù; è sempre Lui come Lo vedo. Porta un vestito
bianco senza il manto rosso. Ha una cintura che sembra una corda. Ha il
volto molto triste e sofferente. Vedo in Lui tanta paura. Lo vedo
inginocchiato in un campo, pieno di alberi verdi. Lo vedo con le mani
una nell’altra, con gli occhi rivolti al cielo. Sta pregando così: «Padre,
se è possibile passi da Me questo calice, però non la Mia ma la Tua
voluntade sia fatta».
Sì, ridico: «Crocifissa,
la Mia volontà è che Io non lasci un solo volere del Padre Mio. Non
così tutti li voleri Miei, ma niun volere del Padre Mio che Mi ha fatto
om come li altri om».
Amata, il primo quadro de
la Mia Passione voglio che sia pregato così: «Padre, per l’amor
che hai voluto a Te, in Te e per Te, Ti preghiamo di voler proteggere la
Tua Chiesa, la unita e la divisa; di voler confortare il Pastore Supremo
ne le ore più negre come hai confortato il Tuo Figlio. Ti offriamo, per
questo, tutti li dol de le vittime di questo mundo». SECONDO
QUADRO
Sì, lo dico: vedo sempre
Gesù; Gesù che sale una grande scala. Vedo un uomo con una tunica, coi
capelli lunghi. Ha la faccia dubbiosa, quasi preoccupata. Più Gesù si
avvicina, più vedo la faccia di quell’uomo pensierosa. Si sta
mettendo le mani nei capelli; si volta indietro; forse guarda se viene
qualcuno.
Sì, ripeto: «Io sono
Pilato, non voglio ascoltarti. Lo so che sei innocente. Te lo dico nel
mentre che nessuno mi sente. Ma Ti devo dare a morte, perché si no lo
populo dà a morte me».
Vedo Gesù che abbassa gli
occhi; forse ha paura. Anche Lui si guarda indietro; forse guarda se
trova qualcuno.
Sì, ripeto. Gesù dice:
«Mi hanno lasciato solo. Appena quando avevano bisogno de li miraculi e
de la mia compagnia mi stavano vicini. Adesso hanno paura, mi hanno
lasciato solo».
Gesù ritorna a girarsi.
Gesù riabbassa la testa. Il Suo volto è molto sofferente. Vedo che ha
tanta paura; scrolla le spalle; forse trema. Si rivolta indietro; forse
guarda se trova qualcuno che Gli fa compagnia. «Gesù, io Ti faccio
compagnia, io Ti faccio compagnia».
Gesù dice: «Ebbi
proprio paura, quando sentii la Mia condanna a morte. Ma pensai fin
d’allora alla Tua compagnia».
«O fratelli, o figli,
non lasciateMi solo ne le anime che soffrono, ne le anime che piangono,
ne li corpi che muoiono, ne li cuori che battono; Io lì ci sono. Non
lasciatemi solo nel Mio Pastore».
Preghiamo: «O Padre,
per la solitudine che hai provato nel Tuo Figlio, donaci tanta
forza per non peccare più». TERZO
QUADRO
Io vedo Gesù con la croce
sulle spalle; è come una pianta; sono due pali rotondi. E’ molto
brutta quella croce, è molto grossa. Questi due pali sono attaccati con
un chiodo arrugginito.
Ho visto che Gesù, prima
di prenderla sulle spalle, l’ha guardata. I Suoi occhi erano molto
tristi. L’ha abbracciata, l’ha messa sulle spalle. Due uomini
L’hanno aiutato a metterla sulle spalle. Uno ha in mano un coltello
lungo, quello a destra; quello a sinistra ha in mano un bastone. Gesù
cammina passo passo.
Ecco, due uomini prendono
la croce di Gesù, la rimettono in terra. Prendono Gesù, Lo legano a
una colonna. Gesù non dice niente, è molto triste. Dall’occhio
sinistro Gli scendono le lacrime. Il vestito di Gesù è tutto sciupato.
Gli uomini glielo tirano; lo hanno sporcato con le lor mani sporche;
prima era bianco. Hanno legato Gesù a una colonna. Lo stanno
picchiando.
Sì, Ti guardo.
Gesù dice: «Ogni
flagello sul Mio dorso, sul Mio petto, su le Mie braccia, su le Mie
gambe, su tutto il Mio corpore ricordava il peccato, riscattava il
peccatore. Centotrentotto colpi».
Preghiamo: «Padre
nostro, per le sofferenze di Gesù dona al Papa tanta forza per portare
la Sua croce; a li Sacerdoti, a li Vescovi per non farLo piangere» QUARTO
QUADRO
Vedo la Madonna seduta su
un sasso; piange. Ogni tanto si alza e guarda sul monte; vede il Suo Gesù
che cammina sotto la croce. Ogni tanto corre per andarGli incontro, ma
un uomo La ferma, La prende e La schiaccia per terra.
Vicino alla Madonna c’è
un’altra donna. Dietro ne viene un’altra. Non so chi sono.
La Madonna dice: «Il
Mio Gesù è morto per voi sulla croce; perché non ricordate più la
Sua Morte? Perché non ricordate i Suoi dolori? Io sono vostra Madre. I
dolori che Mi date sono molti. Più volte son venuta a parlarvi, a dirvi
che il castigo del Padre è vicino. Perché non ricordate i dolori del
Mio Figlio Gesù?».
Gesù dice: «I dolori
de la mia Madre sono molti. Io sarò costretto a castigare li uomini
perché non rispondono ai desideri del Cuore di mia Madre!».
Preghiamo: «Padre che
sei nei cieli, perdona agli uomini per l’amore di Gesù Crocifisso e
de le anime crocifisse su la terra. Perdona coloro che fanno provare i
dolori al Mio Figlio Pastore Supremo. Perdona loro perché non sanno
quello che stanno facendo».
QUINTO
QUADRO
Un uomo ha dato un calcio
nelle gambe a Gesù. Gesù è caduto. E’ scivolato indietro, è caduto
con la testa, ha battuto la testa per terra.
Un altro Gli ha dato un
calcio nella pancia e L’ha fatto alzare. Gesù non dice niente. Dagli
occhi Gli scendono le lacrime.
Gesù dice: «Io Sono Gesù
che soffro per voi. Ho sofferto per voi, e soffro ne li corpi che
soffrono, ne li cuori che soffrono, ne le anime che soffrono, perché li
Miei consacrati non le capiscono, non le cercano, non le amano, le
calpestano sotto i piedi.
Crocifissa, sappia il
mondo per mezzo tuo, che Io Sono pronto a spargere un canale di
misericordia se verranno Meco e berranno a la Mia fontana».
Preghiamo: «Padre, per
le cadute che hai fatto sotto la croce, Ti chiediamo di ridare sollievo
a la Tua Chiesa. Ti promettiamo vita più buona». SESTO
QUADRO
Gesù è preso per il
collo. Un uomo Gli dà un pugno sotto il mento. Gesù cade la seconda
volta. Il Suo vestito è pieno di sangue.
Arriva la Madonna. La
Madonna avvolge Gesù nel Suo grembiule; Gli asciuga il volto. Ecco che
piange; anche Gesù piange. Gesù nell’abbracciare la Madonna lascia
cadere la croce. Gesù prende un calcio da un uomo. Cade sotto la croce
un’altra volta. La Madonna viene strappata da Gesù. Gesù non riesce
più a prendere la croce; Gli cade dalle mani.
Prendono a pugni un uomo.
E’ un uomo che viene giù da un sentiero. Gli mettono la croce sulle
spalle; gli danno un calcio; quello cammina vicino a Gesù.
Gesù dice: «Crocifissa,
tu stai a passare sti dolori. Tutti li devi passare».
Preghiamo: «Padre
nostro che sei nei cieli, guarda sulla terra chi è crocifisso; guarda
chi piange, e che pensa a Te sotto la croce. Guarda chi la croce non
vuole portare». SETTIMO
QUADRO
Gesù sta camminando da
solo. Gli uomini sono più indietro. Stanno ridendo, forse contro Gesù.
Un uomo sta dicendo: «Tu
hai predicato agli altri, predica anche a noi. Perché non ci abbatti,
Tu che hai parlato de la morte, de la giustizia? Tu che hai detto che
eri forte, perché non ci abbatti?»
Gesù mi guarda, piange.
Il vestito di Gesù è tutto rosso di sangue; si vede solo qualche
striscia bianca. Cammina da solo sotto la
croce.
Gesù dice: «Cammino
sotto la croce per i peccati; ma sarei pronto a ricamminare, se i
peccatori che non Mi conoscono Mi conoscessero».
Preghiamo: «Padre
nostro, per la croce di Cristo salva la Tua Chiesa». OTTAVO
QUADRO
Ecco alcune donne, con i
fazzoletti lunghi, a punta, gli abiti lunghi, seguono Gesù. Sono venute
da una strada. Due piangono, altre parlano. Ecco una che esce dal gruppo
e corre, corre. Tira fuori dalla tasca un fazzoletto grande, come un
foular. Lo leva in su come un grembiule; lo avvicina a Gesù.
Ecco un’altra che corre,
viene da un’altra parte. Una pulisce il naso a Gesù col suo
fazzoletto. L’altra avvolge nel suo grembiule tutto il collo, la testa
e un po’ la faccia di Gesù.
Ne viene un’altra, ha in
mano una brocca d’acqua; dà da bere a Gesù. Gesù singhiozza, forse
è commosso. Ecco anche la Mamma di Gesù; corre, piange, ha le braccia
aperte. Due uomini la fermano, la fanno sedere. Non può arrivare ad
abbracciare Gesù; Gesù La guarda.
Gesù dice: «La Mia
Mamma Mi voleva bene. Il Mio Cuore si spaccava dal dolore: o lasciare i
peccatori, o lasciare la Mia Mamma. Padre che sei nei cieli, Ti prego di
salvare la Chiesa per le sofferenze di Mia Madre». NONO
QUADRO
Gesù gronda sangue; viene
preso alla vita, Lo scuotono, cade per terra; non riesce ad alzarsi, Lo
strozzano. EccoLo in piedi. Ricade un’altra volta. Ecco un soldato che
Lo fa alzare dandoGli un calcio.
Gesù dice: «Più
volte sono caduto sotto la croce, non solo tre volte. Ma le Mie cadute
non sono state abbastanza per salvare tutti i peccatori. Padre Santo,
per l’amor de la mia Crocifissa e de li Martiri de la mia Chiesa,
salva il mondo». DECIMO
QUADRO
Gesù è vicino al monte.
Gli danno in mano una corona che ha gli spini lunghi. Gli fanno vento
con un fazzoletto, forse lo stanno prendendo in giro. Sento che parlano,
ma non capisco. Gesù piange, ma non parla. Ha la testa bassa. Lo stanno
spogliando. Stanno tirandoGli fuori tutto il vestito dal basso in alto.
Gli spogliano la tunica.
Ecco, Gesù è a dorso
nudo. Gesù aveva, sotto la tunica, una specie di tunica cucita come
calzoni; ma non son calzoni. Gli strappano tutto. Il Suo Corpo è pieno
di sangue; i Suoi capelli son pieni di sangue. Lo stanno mettendo in
croce. La croce è già alta, piantata nella terra. Non l’hanno stesa
per terra. Lo stanno sollevando in quattro, e piantano i chiodi dentro
le mani e nei piedi. Sulla croce in piedi Gli stanno mettendo i chiodi
nelle mani. Nei piedi ha due chiodi, non uno. L’hanno legato con una
corda al collo, forse per tenerLo su intanto che mettono i chiodi.
Ecco, ora hanno staccato
la corda. Gesù mi guarda con gli occhi molto addolorati.
«Gesù Ti voglio
bene. Gesù, lo so, hai sofferto così tanto, ma adesso non soffri più;
so che adesso non soffri più; soffro io per Te».
Preghiamo: «Padre
Santo, benedici la Tua Chiesa per il Sangue di Gesù e dei Suoi Martiri.
Proteggila in questo tempo così doloroso, così scuro».
UNDICESIMO
QUADRO
Gesù sta voltando il
capo; sta chiudendo gli occhi; sta morendo. Dal di dietro della croce
ecco che arrivano le donne. C’è anche la Sua Mamma. La Sua Mamma
abbraccia Gesù sulla croce, Lo stringe, Lo prende al centro della
pancia, lo stringe e piange, ma non Lo guarda.
Il volto della Madonna è
appoggiato dietro alla croce; solo le mani stringono la pancia di Gesù.
Un’altra donna è seduta per terra; asciuga i piedi che gocciolano
sangue. Un’altra donna toglie il fazzoletto dalla tasca, e asciuga il
Sangue della mano destra.
Quelli che L’hanno
ucciso son seduti. Guardano le donne ma non dicono niente; forse sono
pentiti. Sento che parlano tra di loro. Uno si alza, stacca Gesù dalla
croce, e Lo mette per terra. La
Madonna prega così: «Per i dolori che il Mio Figlio Gesù ha
provato nella Sua Passione e Morte, voglia il Padre ascoltare i desideri
del Suo Sangue e salvare la Chiesa. Padre benedici la Tua Chiesa,
benedici il Mio figlio il Papa, benedici tutti i Preti e tutte le anime
consacrate; benedici le anime che si adoperano per fare del bene al Mio
Cuore. Nelle Mie braccia figli vi porto, come porto il Mio Unigenito Gesù.
Figli, Vi benedico in vece del Mio Figlio. Vi benedico col Mio
Figlio: nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo Mio Sposo
in eternità. Amen».
da Associazione Volontari della Carità Via S. Lucia, 5 Pradalunga (BG) tel. e fax 035 - 767618 e-mail: ama@sehaisetediluce.it
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